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	<title>problemi di coppia Archivi - Psicheblog</title>
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	<description>Blog di psicologia</description>
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	<title>problemi di coppia Archivi - Psicheblog</title>
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		<title>NON STAI LITIGANDO COL PARTNER MA CON UN TUO GENITORE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 07:34:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso, quando una coppia litiga, nella stanza ci sono almeno quattro persone: lei, lui e due dei loro genitori. La coppia spesso non se ne rende conto, ma le modalità e soprattutto i contenuti delle accuse e delle colpe che si rinfacciano non appartengono al presente, bensì al passato. I vuoti affettivi del passato si&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicheblog.it/non-stai-litigando-col-partner-ma-con-un-tuo-genitore/">NON STAI LITIGANDO COL PARTNER MA CON UN TUO GENITORE</a> proviene da <a href="https://www.psicheblog.it">Psicheblog</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Spesso, quando una coppia litiga, nella stanza ci sono almeno quattro persone: lei, lui e due dei loro genitori. La coppia spesso non se ne rende conto, ma le modalità e soprattutto i contenuti delle accuse e delle colpe che si rinfacciano non appartengono al presente, bensì al passato.</p>



<p class="wp-block-yoast-seo-estimated-reading-time yoast-reading-time__wrapper"><span class="yoast-reading-time__icon"><svg aria-hidden="true" focusable="false" data-icon="clock" width="20" height="20" fill="none" stroke="currentColor" style="display:inline-block;vertical-align:-0.1em" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24"><path stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" stroke-width="2" d="M12 8v4l3 3m6-3a9 9 0 11-18 0 9 9 0 0118 0z"></path></svg></span><span class="yoast-reading-time__spacer" style="display:inline-block;width:1em"></span><span class="yoast-reading-time__descriptive-text">Estimated reading time: </span><span class="yoast-reading-time__reading-time">5</span><span class="yoast-reading-time__time-unit"> minuti</span></p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-i-vuoti-affettivi-del-passato-si-ripercuotono-nella-relazione">I vuoti affettivi del passato si ripercuotono nella relazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre stai urlando al partner o stai cercando di fargli capire qualcosa spesso non ti stai relazionando con lui ma con chi ti porti dentro da sempre. Un padre che non ti vedeva, una madre che non sapeva contenere, un genitore giudicante o un genitore che non ti ha mai dato modo di protestare. </p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-come-riconoscere-questo-meccanismo">Come riconoscere questo meccanismo?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un segnale preciso per capire quando stiamo litigando non solo col partner ma col genitore interiore: quando l’intensità della discussione e della nostra reazione è eccessiva rispetto alla situazione. Quando la rabbia è sproporzionata o il dolore sembra lacerante spesso si sono riaperte vecchie ferite, varchi del passato che pensavamo di aver chiuso o dimenticato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se l’altro si dimentica di fare una cosa che gli abbiamo chiesto o fa ritardo e noi ci arrabbiamo in modo eccessivo probabilmente quell’emozione corrisponde a tutti i momenti in cui abbiamo aspettato che qualcuno arrivasse o si ricordasse di ciò che avevamo detto e ciò non è accaduto. Quella rabbia è l’insieme di tutti quei momenti in cui non ci siamo sentiti abbastanza importanti da far sì che qualcuno si affrettasse per noi o desse seguito ai nostri bisogni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro segnale che può aiutarci a capire che stiamo in realtà tirando fuori dinamiche dell passato sono le parole che diciamo. “Non ci sei mai”, “Non mi ascolti mai”, ecc… Il mai è spesso la spia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ultimo segnale  segnale può essere il silenzio. Questo comportamento spesso è l’unico modo appreso nell’infanzia per gestire il conflitto. Lo è in quelle case dove le emozioni non hanno voce e spazio per essere espresse.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-il-presente-e-lo-schermo-il-dolore-e-antico">Il presente è lo schermo, il dolore è antico. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso, nel conflitto di coppia, quando l’altro attacca prima di ascoltare, sta rispondendo ad una minaccia che sente nel corpo prima ancora di capirla nella mente. L’altro diventa il contenitore di tutto quello che non hai potuto dire allora. Ma questo meccanismo non porta ad una litigata proficua, perché il vuoto passato non può mai essere riempito da qualcosa nel presente! Cercare questo nel partner spesso porta la relazione alla rottura perché è una richiesta che non può essere soddisfatta da nessuno. Il vuoto appartiene al passato, alla relazione che abbiamo avuto con qualche figura di riferimento e solo quella persona ha l’antidoto per lenire il dolore. Solo se la relazione con quella persona del passato cambia, il vuoti può essere riempito. Questo purtroppo non accade quasi mai perché le relazioni con i genitori sono piene di “non detti”, recriminazioni, fratture e prese di posizione che creano una cortina insuperabile.  </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-cosa-fare">Cosa fare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il litigio ha quindi due livelli: quello nel quì e ora e l’altro nell’allora. Ma nel livello profondo, dove in realtà state cercando di essere finalmente visti perché non lo siete stati da bambini, non è possibile incontrare il partner. Nel livello profondo ci si perde dentro una spirale e l’altro ne esce sempre colpevole. E’ necessario fare una pausa, chiedersi se nel litigio stavo veramente rispondendo all’altro oppure se le mie richieste erano rivolte a qualcuno del passato. per poter far questo è necessario riflettere dopo che la rabbia è scemata. Capire questo meccanismo può rappresentare un’ottica diversa dalla quale vedere il conflitto e le azioni del partner. È’ un altro livello di lettura del conflitto e del rapporto che può salvare la relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riconoscere di essersi completamente persi all’interno della propria profonda ferita emotiva, oppure accettare che anche l’altro si sia smarrito in un simile stato di confusione interiore, può dare la preziosa possibilità ad entrambi di attendere con pazienza e speranza che questa condizione passi e che si possa tornare a uno stato di equilibrio. Tuttavia, mettere in pratica questa consapevolezza non è affatto un compito semplice o immediato, ma richiede tempo, impegno e molta comprensione reciproca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare un percorso di psicoterapia aiuterebbe moltissimo. Lavorare sulle proprie ferite, riconoscerle, accoglierle e guarirle è certamente un passo fondamentale per crescere ed evitare che si ripetano pattern di comportamenti disfunzionali. In questo modo anche il litigio col partner diventa diverso: smette di distruggere per iniziare a costruire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi anche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.psicheblog.it/come-superare-una-crisi-di-coppia/" type="post" id="3613">COME SUPERARE UNA CRISI DI COPPIA</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/coppia-la-comunicazione-efficace/" type="post" id="1136">COPPIA: LA COMUNICAZIONE EFFICACE</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/schemi-distruttivi-nei-rapporti-di-coppia/" type="post" id="1457">SCHEMI DISTRUTTIVI NEL RAPPORTO DI COPPIA</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>LA CRISI NELLA COPPIA DEL NUOVO MILLENNIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 14:21:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella formazione di una coppia, così come nell&#8217;emergere di una crisi relazionale, intervengono vari fattori, molti dei quali sono sicuramente inconsci e imprevedibili.Spesso ci innamoriamo di persone che non avremmo mai immaginato nei nostri sogni. Siamo attratti da atteggiamenti o personalità senza riuscire a darci una spiegazione. In questi ultimi anni, il concetto di unione&#8230;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/IMG_0225-683x1024.jpeg" alt="Crisi coppia moderna-1920x1024" class="wp-image-3950"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nella formazione di una coppia, così come nell&#8217;emergere di una crisi relazionale, intervengono vari fattori, molti dei quali sono sicuramente <strong>inconsci e imprevedibili</strong>.<br>Spesso ci innamoriamo di persone che non avremmo mai immaginato nei nostri sogni. Siamo attratti da atteggiamenti o personalità senza riuscire a darci una spiegazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-in-questi-ultimi-anni-il-concetto-di-unione-si-e-modificato-nel-tempo">In questi ultimi anni, <strong>il concetto di unione si è modificato nel tempo</strong>, </h2>



<p class="wp-block-paragraph">I matrimoni dei nostri nonni sono ormai un ricordo del passato e spesso vengono visti con scetticismo. Nella società moderna, le relazioni spesso appaiono come costruzioni artificiali, simili a semplici convivenze tra individui che, in realtà, non si conoscono profondamente. Spesso queste persone scelgono la convivenza per sottrarsi alle aspettative familiari o senza una vera riflessione sul loro futuro insieme. Si è passati da un estremo all’altro rispetto alle esperienze vissute dalle generazioni precedenti. Tuttavia, il principio fondamentale che unisce le coppie rimane invariato: il desiderio reciproco di costruire un legame duraturo, un’unione destinata a perdurare nel tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-qual-e-il-problema-delle-coppie-di-oggi">Qual’è il problema delle coppie di oggi?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al giorno d’oggi molte persone vivono questa realtà come<strong> limitante e troppo vincolante</strong>. Non si rendendono conto che una buona coppia può diventare arricchente e profonda soprattutto per il singolo. La stabilità viene confusa con la noia: non viene valorizzata e ricercata, semmai considerata una catena che blocca l&#8217;individualità, che oggi è sempre più vista come il &#8220;bene supremo&#8221;, a scapito della coppia.<br>Molto spesso troviamo matrimoni o convivenze in cui manca completamente l’investimento reciproco con l’altro; questo rende ciascun membro sostanzialmente solo e crea le condizioni per una&nbsp;<a href="https://www.psicheblog.it/crisi-di-coppia-gli-elementi-per-risolverla/">crisi di coppia</a>.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-l-individualita">L&#8217;individualità</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trovare un nuovo equilibrio tra individualità e relazione è molto difficile</strong>, e spesso i momenti di crisi derivano proprio da questo: si può dare poco valore al proprio sé ma con il tempo si rischia di sentirsi oppressi e soffocati, oppure se ne dà troppo, concentrandosi troppo su di sé e i propri obiettivi e allontanandosi dal proprio partner. Il difficile, ma anche il passo fondamentale, è quello di essere sempre alla continua ricerca di un equilibrio tra i due poli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando vince l’individualismo non si cerca più di proteggere ciò che si è costruito insieme. Appena compaiono i problemi, la <strong>spinta a tutelare la propria individualità</strong> e la sempre più crescente difficoltà di reggere la frustrazione, portano le persone a lasciare quel legame per cercarne un altro. <br>Una precisazione va fatta anche per quelle coppie che decidono di stare insieme per interessi economici, sociali o emotivi. Anche in questo caso la coppia in realtà non esiste. L’altro è vissuto come qualcuno che possiede qualcosa, (finanziariamente, socialmente o come persona di successo,….) e lo stare insieme è finalizzato solo ad avere qualcosa di utile; concetto ben lontano da un’unione di coppia duratura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-l-individualita-e-il-matrimonio-tutto-niente">L&#8217;individualità e il matrimonio tutto-niente</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nella storia occidentale l’obiettivo del matrimonio è passato attraverso tre fasi, inerenti il facilitare la vita dei partner dal punto di vista:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>economico e politico/sociale</strong></li>



<li> dell’<strong>intimità</strong>&nbsp;e dei&nbsp;<strong>bisogni sessuali</strong></li>



<li>dell’<strong>autonomia</strong>&nbsp;e della&nbsp;<strong>crescita personale</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi cambiamenti hanno portato due conseguenze fondamentali sulla vita di coppia: una negativa e una positiva. La conseguenza <strong>negativa</strong> è che, con l&#8217;aumento delle aspettative verso il matrimonio, sono cresciute anche l&#8217;insoddisfazione potenziale e le crisi di coppia. Di conseguenza, il numero di divorzi è aumentato notevolmente. La conseguenza <strong>positiva</strong> è che i matrimoni in cui queste aspettative vengono soddisfatte risultano molto più appaganti rispetto al passato. Il risultato è il fenomeno del “<strong>matrimonio tutto-o-niente</strong>”: la coppia o funziona bene, contribuendo alla realizzazione personale e quindi alla felicità di entrambi i partner, oppure fallisce miseramente.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-le-attuali-tipologie-familiari-scaturiscono-dalle-trasformazioni-di-precedenti-forme-relazionali">Le attuali tipologie familiari scaturiscono dalle trasformazioni di precedenti forme relazionali</h3>



<p class="wp-block-paragraph"> Molte delle&nbsp;<a href="https://www.psicheblog.it/crisi-della-famiglia/"><strong>attuali tipologie familiari</strong>&nbsp;</a>scaturiscono dalle&nbsp;<strong>trasformazioni di precedenti forme relazionali</strong>. Queste trasformazioni danno vita e impulso ad&nbsp;<strong>altre configurazioni&nbsp;</strong>ove gli&nbsp;<strong>elementi distintivi&nbsp;</strong>sono legati alla discontinuità, alla disgiunzione di funzioni fino ad oggi ritenute intrinseche l&#8217;una all&#8217;altra (genitorialità e coniugalità). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle&nbsp;<a href="https://www.psicheblog.it/servizi/">terapie di coppia</a>&nbsp;che svolgo nel mio Studio, molto spesso mi trovo a sfatare miti o pregiudizi. Cerco di capire insieme che fattori hanno fatto innamorare e hanno permesso di creare un legame. Infine indago se si è riluttanti ad investire nell’altro per ragioni da ricercare nel passato. Spesso la crisi di coppia viene da lontano: da rapporti che nell&#8217;infanzia hanno in qualche modo contribuito a ledere parti di noi stessi, portando alla chiusura emotiva o ad investire in rapporti disequilibrati. <a href="https://www.psicheblog.it/la-qualita-delle-relazioni-nellinfanzia-condiziona-la-nostra-futura-relazione-di-coppia/">La relazione con le figure di attaccamento </a>ha un&#8217;influenza potentissima nello sviluppo delle aspettative e dei comportamenti che, successivamente, ci portiamo nella relazione di coppia.  </p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-aspettative-troppo-elevate">Aspettative troppo elevate</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco allora che&nbsp;<strong>la coppia di oggi</strong>&nbsp;si incontra sulla base di&nbsp;<strong>aspettative molto più alte</strong>&nbsp;di quelle che caratterizzavano le coppie nel passato. Paradossalmente, è proprio l&#8217;aver posto l&#8217;amore a fondamento del matrimonio moderno e contemporaneo uno dei fattori che hanno reso più fragile di un tempo l&#8217;unione coniugale e contribuito ad aumentare le crisi di coppia. La ricerca dell&#8217;amore romantico ha soppiantato la ricerca di un progetto comune nel quale vengono integrate anche le difficoltà. In passato le criticità erano considerate <strong>caratterizazioni della STORIA </strong>della coppia, erano gli elementi che la contraddistinguevano l&#8217;una dall&#8217;altra, aspetti che offrivano, via via, obiettivi di cambiamento da conquistare assieme. Oggi, invece, le difficoltà sono subito individuate come elementi fastidiosi indici del malfunzionamento della coppia e quindi come motivi plausibili della chiusura del legame. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un elemento centrale che può intensificare questo squilibrio è la <strong>mancanza di comunicazione</strong>. Si tende a preferire l&#8217;interazione con uno schermo piuttosto che dialogare con il partner. La paura di affrontare conflitti, la difficoltà nel mettere in discussione se stessi e la convinzione di non essere capiti possono spingere i partner a evitare di spiegare all&#8217;altro cosa non funziona nella relazione. Le comunicazioni diventano sterili, limitandosi a questioni pratiche o a parlare dei figli. In questo modo, lentamente, si diventa estranei l&#8217;uno all&#8217;altro, ignorando i cambiamenti interiori che ognuno sta vivendo e mostrando poca volontà di condividere i propri.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-rilanciare-la-comunicazione">Rilanciare la comunicazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima regola: via gli schermi! Ricercare lo sguardo dell’altro e lo spazio consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco alcuni consigli per migliorare la comunicazione con il tuo partner:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Ascolto Attivo</strong>: Presta attenzione a ciò che il tuo partner sta dicendo senza interrompere. Mostra interesse e cerca di capire il suo punto di vista.</li>



<li><strong>Esprimere i Propri Sentimenti</strong>: Condividi i tuoi pensieri e sentimenti in modo chiaro e onesto. Usa frasi che iniziano con &#8220;Io&#8221; per evitare di accusare l&#8217;altro.</li>



<li><strong>Empatia</strong>: Cerca di metterti nei panni del tuo partner. Comprendere le sue emozioni può aiutare a risolvere conflitti in modo più efficace.</li>



<li><strong>Evitare le Critiche</strong>: Concentrati sul comportamento piuttosto che sulla persona. Criticare l&#8217;altro può portare a difese e conflitti.</li>



<li><strong>Tempo di Qualità</strong>: Dedica del tempo esclusivo per parlare e connetterti con il tuo partner, lontano dalle distrazioni quotidiane.</li>



<li><strong>Risolvere i Conflitti</strong>: Affronta i problemi in modo costruttivo. Cerca soluzioni insieme piuttosto che incolpare l&#8217;altro.</li>



<li><strong>Rispettare le Differenze</strong>: Accetta che voi due potreste avere opinioni diverse su certe cose e che questo è normale.</li>



<li><strong>Non Dare per Scontato</strong>: Evita di presumere quello che il tuo partner pensa o sente. Chiedi chiarimenti se necessario.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Mantenere una comunicazione aperta e sincera è fondamentale per rafforzare il legame tra le persone, contribuendo a costruire una relazione più soddisfacente, armoniosa e duratura. Quando le persone si impegnano a condividere i loro pensieri e sentimenti in modo trasparente, si crea un ambiente di fiducia che favorisce una connessione più profonda e significativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi anche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.psicheblog.it/crisi-di-coppia-imparare-larte-del-rammendo/">CRISI DI COPPIA: IMPARARE L’ARTE DEL RAMMENDO</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/quando-la-coppia-scoppia/">QUANDO LA COPPIA SCOPPIA!</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/coppia-la-comunicazione-efficace/">COPPIA: LA COMUNICAZIONE EFFICACE</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/prendersi-cura-della-coppia/">PRENDERSI CURA DELLA COPPIA</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-"></h2>
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			</item>
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		<title>MI HA TRADITO, PERCHÈ’? DINAMICHE E RETROSCENA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 10:02:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[superare il tradimento]]></category>
		<category><![CDATA[tradimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tradimento in una coppia è una delle cose più difficili da superare e da trattare in terapia. Chi lo ha compiuto si sente in colpa e messo all’angolo dalle accuse dell’altro, chi lo ha subito è squarciato dal dolore e invaso dalla sensazione di non essere abbastanza. Ma cosa succede quando si tradisce il&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il tradimento in una coppia è una delle cose più difficili da superare e da trattare in terapia. Chi lo ha compiuto si sente in <strong>colpa</strong> e messo all’angolo dalle accuse dell’altro, chi lo ha subito è squarciato dal <strong>dolore</strong> e invaso dalla sensazione di non essere abbastanza.</p>


<p>Ma cosa succede quando si tradisce il proprio partner? E’ veramente un gesto contro l’altro, un comportamento dettato dalla noia nel legame, una scelta fatta perché il partner non era abbastanza?</p>
<p> </p>
<h2>RETROSCENA DI UN TRADIMENTO</h2>

<p>Quando si parla di tradimento ci si riferisce spesso ad una scelta che un partner ha fatto a discapito dell’altro, ad una <strong>colpa</strong>, ad un gesto compiuto perché si era insoddisfatti del legame. </p>


<p class="wp-block-paragraph">Queste interpretazioni, in realtà, sono inesatte e incentrate solo su una sfaccettatura del tradimento. Se si vuole contestualizzare meglio questa scelta, occorre avere uno sguardo più ampio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere appieno le dinamiche che spingono un partner verso un’altra persona bisogna, infatti, incentrarsi su un altro aspetto che sottende tutta la vicenda: <strong>il sé</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciascuno di noi spesso si muove nel mondo con l’idea che le sue azioni e scelte sono spesso legate ad aspetti esterni: i condizionamenti sociali e familiari, il partner, i figli, il lavoro, le condizioni socio-economiche e così via.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa visione delle cose, la persona si sente quindi <strong>complemento oggetto più che soggetto</strong>, cioè una persona che viene definita da qualcos’altro, una persona le cui scelte sono la conseguenza, più che altro, di fattori esterni a sé. Questa visione delle cose porta spesso i partner ad <strong>interpretare la propria sofferenza come conseguenza di comportamenti</strong> e scelte dell’altro. Difficilmente si analizza il proprio comportamento, il proprio contributo al malessere nel legame. E ancor più difficilmente si interpreta il proprio comportamento come frutto di scelte personali, non per forza condizionate da fattori esterni, ma, più che altro da un’indole interiore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in terapia, i partner descrivono spessissimo le colpe dell’altro e identificano la propria infelicità come conseguenza dell’egoismo dell’altro. Riportare ciascuno ad analizzare il proprio comportamento, il proprio contributo alle dinamiche e agli eventi che hanno portato la coppia ad entrare in crisi non è affatto semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, se vogliamo capire realmente cosa ha portato l’altro o noi stessi alla scelta del tradimento occorre effettuare un <strong>viraggio sul sé</strong>. Vediamo come.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-il-se-chi-vogliamo-essere">Il se’: chi vogliamo essere?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo da un presupposto: ciascuno di noi è il <strong>regista della propria vita</strong>. Anche quando accadono avvenimenti che non abbiamo scelto, il come li affrontiamo dipende esclusivamente da noi. Non siamo solo la conseguenza di qualcosa, un mero complemento oggetto, <strong>siamo soggetti capaci di scegliere</strong> dove portare la nostra vita, i nostri comportamenti, le nostre scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso, invece, si sceglie di mettersi da parte, si opta per la cosa più conveniente da fare in termini sociali, di accettazione o di inclusione. Si sceglie di essere passivi, di mettere sotto al tappeto ciò che davvero sentiamo in nome delle aspettative altrui, per sviare il conflitto e/o per evitare il giudizio. Si vive la vita andando avanti un pò per inerzia, un pò per abitudine, si scelgono le <a href="https://www.psicheblog.it/dentro-e-fuori-la-comfort-zone/">zone comfort</a>, che poi spesso tanto comfort non sono. Infatti, ci sembrano tali, ma spesso lo sono perché abbiamo fatto la fine della <a href="https://www.psicheblog.it/adattarsi-al-malessere/">“rana bollita”</a>. Ci siamo cioè talmente abituati a delle situazioni, <strong>tollerando pian piano il malessere</strong>, da non accorgerci che ci siamo <strong>spenti dentro</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-non-voglio-essere-chi-sono-diventato-a">Non voglio essere chi sono diventato/a!</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sono spesso i retroscena di un tradimento. Quando si tradisce non lo si fa nei confronti del partner, ma perché <strong>non vogliamo più essere la persona che siamo diventati!</strong> Il sentire di aver tradito noi stessi, di esserci allontanati dal nostro sé porta ad un malessere profondo, spesso a sentirsi <strong>depressi</strong>, in gabbia. Ma <strong>la gabbia l’abbiamo creata noi</strong> nel momento in cui abbiamo smesso di essere soggetti e siamo diventati complemento oggetto! Uscire dalla gabbia significa guardarsi allo specchio e chiedersi <strong>chi vogliamo essere</strong>, quali sono le nostre vere necessità, i nostri obiettivi primari. Quali paure ci hanno impedito di esprimere la nostra vera essenza e in nome di quali vantaggi abbiamo “venduto la nostra anima”.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-virare-sul-se">Virare sul sé</h3>



<p class="wp-block-paragraph">E’ quindi necessario virare sul sé, ovviamente non in termini narcisistici, cioè senza prendere in considerazione le persone che abbiamo intorno. Noi <strong>interagiamo costantemente</strong> con altre persone e questo spesso comporta un compromesso, ma nel trovarlo è necessario non annullarsi, <strong>non perdere di vista chi siamo</strong> e se stiamo andando nella direzione che vorremmo, pur ascoltando le necessità altrui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Facciamo un esempio. Se dovessimo sempre scegliere di fare un passo indietro, di sacrificarci a favore di un’aspettativa o una richiesta altrui dobbiamo essere consapevoli che è una nostra scelta. Si tratta di una <strong>scelta personale, dettata a volte dalla ricerca di un tornaconto, di un vantaggio individuale. </strong>Può essere fatta perché sentiamo che è quella che ci riesce meglio e che comporta per noi un vantaggio. Può trattarsi della volontà di evitare il conflitto per il timore di perdere il legame, per pigrizia, per indole e così via. Dobbiamo accettare che la scelta di sacrificarci, di mettere da parte delle necessità è stata esclusivamente nostra, e non dettata dalle richieste dell’altro. E visto che è stata nostra dovremmo chiederci perché l’abbiamo veramente fatta. Qual’è statoi il vantaggio che la scelta ci ha portato? Dare la colpa all’altro? Sentirsi a credito nei confronti dell’altro? Apparire migliori? Assecondare la pigrizia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso fare scelte nell’idea di essere “costretti” o condizionati a farle, non solo non è la verità, ma comporta un <strong>tradimento verso noi stessi</strong>. Ci porta a diventare, pian piano, qualcuno di diverso da ciò che vorremmo davvero essere.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-l-altro-come-specchio-di-me">L’altro come specchio di me  </h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tradimento è legato alla scelta di staccarsi da chi siamo diventati</strong>. Nella vita spesso tradiamo noi stessi e ci allontaniamo dai nostri sogni, aspettative e desideri. Quando ciò accade, <strong>il partner diventa lo specchio di chi siamo diventati</strong>. Colui o colei che ci rimanda un’immagine di noi che è distante da quella che vorremmo vedere. L’altro/a diventa il coprotagonista di un “film” dove noi sentiamo di essere <strong>incastrati in un ruolo</strong> che non vogliamo più avere. Per questo si crea la distanza: perché diamo all’altro/a la responsabilità di farci sentire in un certo modo. In realtà noi siamo <strong>co-responsabili della co-creazione della trama </strong>del film che non ci piace più, del ruolo che ci siamo scelti. </p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-l-incontro-con-l-altro-e-col-nostro-altro-se">L’incontro con l’altro e col nostro altro sé</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando conosciamo delle nuove persone e magari riusciamo ad essere più leali a noi stessi, a comportarci e ad essere quel soggetto che avremmo sempre voluto essere, si crea dentro noi stessi un conflitto. Si aprono due strade, due cuori. Ci sentiamo attratti da un’altra persona, ma spesso siamo consapevoli di amare ancora il nostro partner. Ci sembra però che ci faccia <strong>riappropriare di parti noi sepolte</strong>. Perché con l’altro riusciamo a tirarle fuori, a ricordarci chi vorremmo essere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo accade perché l’incontro con l’altro capita in una <strong>dimensione alternativa</strong>, spesso slegata dalla realtà, dove ci sembra di essere più liberi dai condizionamenti. Si crea una sorta di <strong>bolla</strong> nella quale entriamo perché lì riusciamo a  <strong>mettere in pausa la nostra vita</strong> e ad interpretare momentaneamente un altro ruolo. Ad esprimere un nostro sé sepolto. Ma in relata, siamo noi che mostriamo all’altro un altro sé e per questo vediamo nell’amante uno specchio che ci rimanda un’immagine differente di noi stessi. <strong>Non è l’altro che ci permette di essere diversi</strong>. E’ la dimensione diversa dalla quale ci osserviamo che crea questo spostamento che ci permette di essere qualcun’altro! Capire questo può aiutare a riscegliere il proprio partner, a valutare se la relazione di coppia ha ancora delle possibilità di esistere. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-come-ricostruire-col-proprio-partner">Come ricostruire col proprio partner</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per cercare di superare un tradimento e arrivare ad una scelta è quindi necessario <strong>capire cosa ci ha impedito di essere noi stessi </strong>nella relazione di coppia e nella vita che ci siamo scelti. Capire cosa ha portato alla costruzione del copione che non ci piace e diventare registi di un nuovo copione nel quale interpretiamo un ruolo che sentiamo più affine alla nostra anima. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se centriamo il discorso su di noi, sui perché delle nostre scelte saremo in grado non solo di ricostruirci, ma, forse, anche di salvare il legame di coppia. Se capiamo che spesso il tradimento non ha come significato la scelta di un’altra persona, ma il <strong>non voler essere più chi siamo diventati</strong>, possiamo investire nuovamente nel legame di coppia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per farlo sarà importante cercare di <strong>essere se stessi</strong>, spiegare all’altro le nostre emozioni, descrivere all’altro come ci sentiamo e chi vorremmo essere. Sarà necessario <strong>riscrivere il copione di coppia</strong> mettendo nella trama le necessità di ciascuno senza aspettarci che sia solo l’altro a doverle soddisfare. Diventare         co-protagonisti di una <strong>nuova trama dove ciascuno si impegna ad essere se stesso</strong>. Certo, nella relazione il compromesso è importante, ma non deve portare all’annullamento di nessuno.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-il-significato-vero-del-tradimento">Il significato vero del tradimento</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Capire il significato sottostante al tradimento è fondamentale per poterlo superare, per poter utilizzare questo evento come una risorsa. Comprendere che spesso si possono amare due persone perché, in realtà, <strong>con ciascuna di esse esprimiamo una parte di noi</strong>. Capire che non tradiamo il partner perché non è abbastanza, ma perché spesso ci vogliamo allontanare da chi siamo diventati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La terapia di coppia nei casi di tradimento è utile proprio ad <strong>individuarne i significati</strong>, a trasformare un evento traumatico in una opportunità di cambiamento del legame, in una risorsa che può portare a rafforzare il rapporto perché fa riflettere sul fatto di riscegliere l’altro per ciò che è e non per ciò che vorremmo che fosse.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><p> </p>Vedi anche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.psicheblog.it/retroscena-di-un-tradimento/</li>
</ul>



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		<title>LA DIFFERENZA D&#8217;ETA&#8217; NELLA COPPIA: PROBLEMA O RISORSA?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 18:08:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[differenza di età nella coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scenario più comune delle coppie con una differenza di età è quello dell’uomo maturo con la donna giovane, mentre solo una minoranza delle coppie è composto da una donna matura e da un uomo giovane.  La differenza di età nella coppia non è, di per se, un problema o un fattore obbligatoriamente negativo. Ciononostante&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Lo scenario più comune delle coppie con una differenza di età è quello dell’uomo maturo con la donna giovane, mentre solo una minoranza delle coppie è composto da una donna matura e da un uomo giovane. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza di età nella coppia non è, di per se, un problema o un fattore obbligatoriamente negativo. Ciononostante può presentare delle avversità che però possono essere sanate.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-problematiche-piu-comuni">Problematiche più comuni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le coppie che hanno una differenza di età devono spesso affrontare il<strong> pregiudizio sociale</strong>. Se la differenza è piuttosto rilevante, spesso la gente è portata a pensare che ci siano dei motivi economici dietro la scelta o che il partner più giovane sia in cerca di una figura genitoriale sostitutiva. Tali pregiudizi spesso fanno sentire alcune coppie sotto i riflettori, e questa notorietà può generare stress che poi si riversa nel rapporto di coppia.   A volta tali pregiudizi sfociano in isolamento. <strong>Una relazione con una differenza di età importante è destinata a finire se la coppia viene emarginata a livello sociale, da amici e famiglia.</strong> Questo perché preferisce separarsi, piuttosto che perdere l’approvazione della cerchia di persone che frequenta. È importante notare come la difficoltà a impegnarsi con il partner in questi casi non sia dovuta alla differenza di età in sé, ma al trattamento subito a causa di essa. In assenza di una rete di supporto, è importante che la coppia sia emotivamente connessa e pronta a tutto per mantenere la relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra problematica comune nelle coppie con differenza di età può essere la divergenza di obiettivi e valori di riferimento. A volte un partner si trova in una fase del ciclo di vita dove si sente di fare o non fare delle scelte, mentre l&#8217;altro ancora non le reputa essenziali o al contrario pensa che siano necessarie, proprio perché si trova in un altro step del percorso di vita. Ci può quindi essere una dissonanza d intenti non semplice da sanare. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-risorse-delle-coppie-con-differenza-di-eta">Risorse delle coppie con differenza di età</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo da un presupposto necessario: la coppia ideale non esiste! La coppia è un incastro di bisogni, a volte consapevoli e altre inconsci. Questi ultimi sono spesso legati alla ricerca di soddisfacimento dei bisogni irrisolti nella propria storia familiare (vedi: <a href="https://www.psicheblog.it/elementi-che-influenzano-la-scelta-del-partner/">ELEMENTI CHE INFLUENZANO LA SCELTA DEL PARTNER</a>). Quindi scegliere quel tipo di partner non è una casualità, così come non lo è sceglierne uno più grande o uno più piccolo.  Se entrambi i partner sono consapevoli dei motivi della scelta, la relazione può funzionare bene. Le differenze possono diventare risorse. In che modo? Dando spazio all&#8217;individualità di ciascuno in modo da comporre una sorta di &#8220;danza relazionale&#8221; armonica che contenga le caratteristiche e le esigenze di ciascun componente. Un pò come nelle coppie multietniche: anche in quelle il segreto è portare nel rapporto il contributo di ciascuno, le caratteristiche tipiche di ciascuna etnia.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scommessa e la ricetta vincente in queste coppie è quella di mantenere l&#8217;aspetto generativo, la progettualità. Le coppie che decidono di affrontare i problemi dovuti alla differenza di età sono più soddisfatte del loro rapporto rispetto alle coppie di coetanei. Comprendere se le proprie difficoltà derivano dalla differenza di età e non da un legame amoroso che non fa per noi, può ridurre lo stress e fortificare il legame con il proprio partner.</p>



<ul class="wp-block-list">
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		<title>CRISI DI COPPIA: IMPARARE L’ARTE DEL RAMMENDO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2022 09:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.psicheblog.it/?p=3377</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per superare una crisi di coppia innanzitutto è importante individuarne gli elementi. Spesso&#160;si tende a ricercare all’esterno la causa della crisi&#160;(lavoro, impegni, orari, nuove conoscenze), senza rendersi conto che la coppia, proprio come ogni persona. L’evoluzione e le crisi di passaggio L’ evoluzione comporta cambiamenti che non dipendono se non in minima parte dalla realtà&#8230;</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-1024x768.jpeg" alt="Crisi di coppia: come ricucire lo strappo- 1600x1200" class="wp-image-3378" style="width:709px;height:531px" srcset="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-1024x768.jpeg 1024w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-300x225.jpeg 300w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-768x576.jpeg 768w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-640x480.jpeg 640w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-450x338.jpeg 450w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-225x169.jpeg 225w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-900x675.jpeg 900w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-1350x1013.jpeg 1350w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-20x15.jpeg 20w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124-128x96.jpeg 128w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2022/02/A85DF20A-A1B3-4B4B-B0F4-0D099C2F6124.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Per superare una crisi di coppia innanzitutto è importante individuarne gli elementi. Spesso&nbsp;<strong>si tende a ricercare all’esterno la causa della crisi&nbsp;</strong>(lavoro, impegni, orari, nuove conoscenze), senza rendersi conto che la coppia, proprio come ogni persona. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-l-evoluzione-e-le-crisi-di-passaggio">L’evoluzione e le crisi di passaggio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ evoluzione comporta cambiamenti che non dipendono se non in minima parte dalla realtà esterna. Nel corso dell’evoluzione si può incontrare una crisi proprio per la difficoltà di adattarsi e accettare i nuovi cambiamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricercare&nbsp;<strong>stabilità e sicurezza</strong>&nbsp;nella stasi è un’illusione. Bisogna capire che la vita umana è in continuo divenire, è fluida, è dinamica e che quindi la pace e la serenità a due devono essere&nbsp;<strong>continuamente ricercate</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>conquistate attraverso la consapevolezza</strong>, l’<strong>interazione</strong>&nbsp;e il&nbsp;<strong>dialogo</strong>. Interazione e dialogo sia con se stessi che con l’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto spesso è solo un&nbsp;<strong>momento di passaggio</strong>. In questo senso la crisi di coppia è persino utile: anzi, se non si presenta mai, significa che la coppia è ferma, stagnante, e non evolve. Quando arriva la crisi, invece, vuol dire che qualcosa non funziona più e <strong>si è in procinto di un cambiamento</strong>: bisogna per forza attraversare questo momento di “regressione” per giungere alla giusta “progressione”. In questi casi è sufficiente parlare e confrontarsi sui cambiamenti in atto, rendendoli il concime per l’evoluzione. </p>



<h3 class="wp-block-heading" id="il-dialogo-fruttuoso">Il dialogo fruttuoso</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i cambiamenti sono semplicemente dei momenti di passaggio e i membri della coppia si evolvono nella stessa direzione, <strong>la crisi è una risorsa</strong> per poter approfondire l’interiorità dell’altro e avere un obiettivo comune: la crescita. Perché questo avvenga è importante aprirsi, spiegare all’altro quale cambiamento sta avvenendo dentro di noi, esplicitando anche il malessere dal quale può essere partito. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre è facile farlo, perché, a volte, neanche noi siamo completamente consapevoli di ciò che ci sta succedendo. <a href="https://www.psicheblog.it/come-rompere-il-muro-del-silenzio-nella-coppia/">Parlare con l’altro</a>, in tal senso, può essere di aiuto anche per ricercare pian piano, dentro di noi, il filo conduttore del black out momentaneo che stiamo vivendo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la pazienza, in questi casi, è un ottimo strumento per trasformare la crisi in una risorsa. Nelle fasi di cambiamento, la tensione può salire a livelli altissimi e non sempre è facile <a href="https://www.psicheblog.it/imparare-a-disinnescare-i-conflitti-di-coppia/">disinnescare il conflitto.</a> Un trucco fondamentale è quello di “uscire dalla partita smettendo di segnare punto”. Significa cioè non trasformare il conflitto in una partita dove c’è chi vince e chi perde, perché nei conflitti di coppia sono entrambi a perdere. Uno degli elementi che cristallizza il conflitto è proprio la tentazione di voler dire l’ultima parola, di ”portare l’acqua” al proprio mulino. Questa modalità serve solo ad inasprire il conflitto e creare rancori difficili da digerire. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="l-evoluzione-come-atto-finale-della-crisi-di-coppia">L’evoluzione come atto finale della crisi di coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"> A volte le evoluzioni e le relative crisi di coppia portano alla fine della relazione, ma in tal senso <strong>nessuna coppia è &#8220;garantita&#8221;</strong>. Si tratta di coppie in cui  i membri cambiano andando in direzioni diverse e questo comporta il fatto che non si riconoscono più e quindi non sono in grado di riscegliersi. Uno o entrambi sono cambiati talmente tanto da non essere più quelli di una volta. Questo comporta il fatto che non si riconoscono e non si piacciono più. Specialmente nei casi in cui è uno solo a cambiare, l’altro sente che le aspettative non vengono più corrisposte, che l’altro non risponde più come una volta agli stimoli. I due cominciano a distanziarsi perché <strong>la persona che è cambiata vorrebbe essere accettata per quello che è ora</strong>, e l’altra è immersa in un’atmosfera nostalgica di quello che era allora. Entrambe sono arrabbiate: la prima perché non si sente vista e rispettata, l’altra perché si sente abbandonata e non corrisposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste crisi emergono soprattutto dopo la <a href="https://www.psicheblog.it/diventare-genitori-dalla-diade-alla-triade/">nascita di un figlio</a>, l’inizio di una nuova carriera lavorativa, <a href="https://www.psicheblog.it/morte-di-un-genitore/">lutti importanti</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi è difficile per la coppia uscire da questa spirale fatta di nostalgia, rabbia, indifferenza e solitudine. Cercare l’aiuto di un professionista in questi casi può interrompere questa spirale ed evitare la rottura.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.psicheblog.it/la-crisi-nella-coppia-del-nuovo-millennio/">LA CRISI NELLA COPPIA DEL NUOVO MILLENNIO</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/come-costruire-una-comunicazione-efficace-nella-coppia/">COME COSTRUIRE UNA COMUNICAZIONE EFFICACE NELLA COPPIA</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/come-superare-una-crisi-di-coppia/">COME SUPERARE UNA CRISI DI COPPIA</a></li>
</ul>
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		<title>I SILENZI NELLA COPPIA: QUALI SIGNIFICATI HANNO?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 09:36:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso in una relazione di coppia possono nascere dei silenzi che diventano assordanti! Il silenzio in una coppia può avere diversi significati e motivazioni. Si tratta di tutte quelle cose che non vengono dette perché si ha paura di non essere capiti, o perché si è stati feriti dall&#8217;altro o per la convinzione che parlare&#8230;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="584" src="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2020/09/silenzi-nella-coppia-1024x584.jpg" alt="silenzi nella coppia-1024x584
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<p class="wp-block-paragraph">Spesso in una relazione di coppia possono nascere dei <strong>silenzi che diventano assordanti</strong>! Il silenzio in una coppia può avere diversi significati e motivazioni. Si tratta di tutte quelle cose che non vengono dette perché si ha paura di non essere capiti, o perché si è stati feriti dall&#8217;altro o per la convinzione che parlare non cambierà la situazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcuni il silenzio è un&#8217;arma, per altri è fonte di disagio e angoscia.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-il-silenzio-come-arma">Il silenzio come arma</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso in cui nella coppia ci sia una guerra fredda in atto, <strong>il silenzio rappresenta un&#8217;arma</strong>, uno strumento per esternare la rabbia repressa e inespressa. A volte nessuno fa il primo passo e questo silenzio assordante può durare giorni e settimane. <strong>Parlare significherebbe cedere</strong> o dare l&#8217;impressione di avere torto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il silenzio in questo caso <strong>è utilizzato per punire</strong> l&#8217;altro e per ribadire la propria posizione. Ritiro il mio amore da te, per mostrarti che non sono a disposizione, o che mi sto proteggendo da te (e che quindi mi hai fatto male), o per aggredirti passivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’uso del silenzio ostinato nella coppia può innescare uno stato di <strong>pesante incertezza emotiva</strong>, come se ci arrivasse il messaggio “tu non esisti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’uso del silenzio come arma è senza dubbio una delle forme più subdole di <strong>abuso emotivo</strong>, un’arma invisibile per evitare il confronto diretto e gestire così la relazione in modo manipolatorio.</p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-il-silenzio-in-questi-casi-e-la-risposta-per-diversi-motivi"><em><strong>Il silenzio in questi casi è la risposta per diversi motivi:</strong></em></h4>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Pensa che il suo interlocutore non lo ascolti</strong>, che non sia aperto al suo punto di vista e quindi usa il silenzio per “costringere” l’altro ad ascoltarlo</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Pensa che il suo interlocutore dovrebbe scusarsi </strong>per il suo atteggiamento o le sue parole, e usa il silenzio come avvertimento</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Pensa che sia inutile</strong> parlare dell’argomento perché non riuscirà a raggiungere un accordo, così utilizza il silenzio per fare in modo che l’altro ceda</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Si sente profondamente offeso</strong>, ma non vuole riconoscerlo e usa il silenzio in modo che l’altro si ravveda</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Non vuole affrontare una questione sensibile</strong>, quindi accusa l’altro e lo punisce con il silenzio, per fare in modo che cambi argomento.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il silenzio utilizzato come arma lascia delle <strong>cicatrici</strong> nel rapporto di coppia. Spesso è causa di risentimenti e genera sentimenti di solitudine nell&#8217;altro: il partner viene percepito come una persona emotivamente distante. La persona che è vittima del silenzio si sentirà confusa, frustrata e persino colpevole. Il partner si sente solo e frainteso. Ovviamente, questi sentimenti non contribuiscono a migliorare le relazioni e risolvere i conflitti, al contrario, creano un divario sempre più ampio. Per tale motivo, spesso il silenzio usato come arma è l&#8217;anticamera del<a href="https://www.psicheblog.it/il-tradimento-nella-coppia-cosa-fare/"> tradimento</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-i-silenzi-emotivi-nella-coppia">I silenzi emotivi nella coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A volte il silenzio può nascondere un momento estremo di <strong>difficoltà emotiva</strong> che non sempre è collegato alla relazione di coppia. Il silenzio in questo caso si ripercuote sulla coppia, ma quest&#8217;ultima non ne è la causa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In tal caso il partner ha bisogno di aiuto, ma spesso non lo chiede per non appesantire la relazione o  per il timore che i suoi problemi possano essere sminuiti. A volte anche la <strong>vergogna</strong> non aiuta: se si tratta di problemi economici e lavorativi, l&#8217;ammissione dell&#8217;incapacità di gestirli non sempre è semplice. Si ha paura di rovinare l&#8217;immagine che il partner ha di noi.  </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-il-silenzio-per-placare-il-conflitto-di-coppia">Il silenzio per placare il conflitto di coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A volte uno dei due partner rimane in silenzio per <strong>non gettare benzina sul fuoco</strong>. Si tratta spesso di persone che cercano di <a href="https://www.psicheblog.it/imparare-a-disinnescare-i-conflitti-di-coppia/">disinnescare il conflitto</a> perché non lo amano e si sentono a disagio in queste situazioni. Altre volte sono persone che si rendono conto di essere troppo arrabbiate e che preferiscono <strong>aspettare che tale emozione si plachi</strong> per non dire cose di cui si pentirebbero. I tal caso il silenzio è utilizzato in termini positivi. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-i-silenzi-della-routine">I silenzi della routine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il silenzio della routine è quel silenzio che si instaura quando&nbsp;<strong>la coppia non condivide più progetti in comune,</strong>&nbsp;quando si decide di disinteressarsi dell’altro, quando si pensa che la relazione ormai va avanti per inerzia. Lasciare &#8220;incolta&#8221; una relazione spesso può provocarne la <a href="https://www.psicheblog.it/separarsi-dalla-rabbia-alla-ricerca-della-serenita/">rottura</a> o comunque essere uno dei retroscena  del <a href="https://www.psicheblog.it/retroscena-di-un-tradimento/">tradimento</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.psicheblog.it/come-rompere-il-muro-del-silenzio-nella-coppia/">COME ROMPERE IL MURO DEL SILENZIO NELLA COPPIA</a> </li><li><a href="https://www.psicheblog.it/crisi-di-coppia-imparare-larte-del-rammendo/">CRISI DI COPPIA: IMPARARE L’ARTE DEL RAMMENDO</a></li><li><a href="https://www.psicheblog.it/la-solitudine-nella-coppia-cause-e-soluzioni/">LA SOLITUDINE NELLA COPPIA: CAUSE E SOLUZIONI</a></li><li><a href="https://www.psicheblog.it/coppia-la-comunicazione-efficace/">COPPIA: LA COMUNICAZIONE EFFICACE</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Bambini che dormono nel lettone: abitudine da modificare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2019 05:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà di addormentamento]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi del sonno nel bambino]]></category>
		<category><![CDATA[lettone]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla questione dei bambini che dormono nel lettone pediatri ed esperti hanno pareri discordanti. E così le mamme e i papà, che spesso cedono per quieto vivere più che per necessità del pargolo. Fatto sta che il co-sleeping, il permettere ai figli di&#160;dormire nel lettone, è diventato argomento scottante che scatena dibattitti serratissimi. Anche gli&#8230;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="535" src="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-1024x535.jpg" alt="Dormire nel lettone- 1024x535" class="wp-image-2661" srcset="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-1024x535.jpg 1024w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-300x157.jpg 300w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-768x401.jpg 768w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-450x235.jpg 450w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-20x11.jpg 20w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-225x118.jpg 225w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-900x470.jpg 900w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone-184x96.jpg 184w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/12/dormire-nel-lettone.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla questione dei bambini che dormono nel lettone pediatri ed esperti hanno pareri discordanti. E così le mamme e i papà, che spesso cedono per quieto vivere più che per necessità del pargolo. Fatto sta che il co-sleeping, il permettere ai figli di&nbsp;<strong>dormire nel lettone</strong>, è diventato argomento scottante che scatena dibattitti serratissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli studi internazionali divergono. Uno pubblicato sul&nbsp;Journal of affective disorders, suggeriva che i bambini che più frequentemente e a lungo dormono con i genitori possono essere inclini a&nbsp;<strong>problemi psicologi</strong>&nbsp;(come ansia e depressione) e a tenersi dentro disagi e malesseri all’età di 6 anni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una metanalisi di 40 studi (condotti dal 1993 al 2005), pubblicata su&nbsp;Archives of Pediatrics and adolescent medicine, ha suggerito che dormire con il neonato rende&nbsp;<strong>l’allattamento</strong>&nbsp;più facile e più duraturo (e fin qui niente che le madri già non sapessero), che il sonno condiviso aumenta il rischio della<strong>&nbsp;morte in culla&nbsp;</strong>del 16% (ma esistono molte altre cause) e che i bimbi affezionati al lettone si svegliano più frequentemente durante la notte rispetto a quelli che stanno nel loro lettino. &nbsp;&nbsp;<br></p>



<h3 class="wp-block-heading">Una regola certa e incontrovertibile non esiste. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà è che spesso si tratta di un desiderio di mamma e papà non della necessità del bambino. L’ideale sarebbe che fin dalla nascita il neonato dormisse nella sua culla, anche se in camera dei genitori. I piccolini sentono l’odore della mamma e si rassicurano. Ogni tanto possono essere portati nel lettone, ma&nbsp;<strong>non dovrebbe trasformarsi in un’abitudine&nbsp;</strong>perché poi diventa molto difficile staccarli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino al primo anno di vita la simbiosi è ammissibile, ma poi bisogna <strong>favorire il progressivo distacco</strong> dal corpo della mamma. Come li si svezza dal latte li si deve svezzare anche dal lettone.</p>



<h3 class="wp-block-heading"> Le conseguenze psicologiche di un co-sleeping prolungato possono essere negative.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"> Il letto dei genitori può dare una&nbsp;<strong>forma di dipendenza</strong>. Molti bimbi che hanno già la loro cameretta si svegliano di notte e vanno da mamma e papà, perché non sono in grado di <a href="https://www.psicheblog.it/attaccamento-autonomia-e-sonno/">addormentarsi da soli</a>. Ovviamente essere vicini ai genitori infonde sicurezza e dare protezione è indispensabile, ma è anche importante accompagnare i figli all&#8217;autonomia. Bisogna <a href="https://www.psicheblog.it/aiuto-nostro-figlio-non-dorme/">renderli gradualmente autonomi </a>altrimenti questo senso di insicurezza possono portarselo nella vita adulta con difficoltà di staccarsi dal nido famigliare e andare a vivere da soli.&nbsp; &nbsp; </p>



<h4 class="wp-block-heading">Consiglio ai genitori di farsi un esame di coscienza e di chiedersi perché permettono al pargolo il sonno condiviso. </h4>



<p class="wp-block-paragraph"> Bisogna iniziare a <strong>porsi delle domande</strong>quando, ad esempio, il bambino non vuole stare da solo, fa storie e capricci continui per andare a dormire, continua ad andare dai genitori durante la notte.  Situazioni di questo tipo, quando si verificano e diventano più frequenti, indicano una difficoltà nel porre dei confini. Possono anche rappresentare un segnale del fatto che l’abitudine del lettone si sta stabilizzando e bisogna intervenire per modificarla.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Altre volte questa abitudine dipende da una crisi di coppia in atto dove spesso si arriva addirittura ad una situazione in cui il bambino dorme nel lettone e uno dei due genitori si sposta in un altro letto o sul divano.&nbsp; A volte mettere i bambini nel lettone è quindi una scusa per buttare fuori dal letto l’altro genitore, se la <a href="https://www.psicheblog.it/crisi-di-coppia-gli-elementi-per-risolverla/">relazione è in crisi</a>, o di evitare rapporti intimi o comunque di soddisfare, attraverso il figlio, il proprio <strong>bisogno di ricevere coccole</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come fare per convincere i piccoli a dormire in autonomia e ad uscire dal lettone? </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Cambiare questa abitudine non è assolutamente semplice; spesso diventa un momento molto stressante, in quanto il bambino non vuole saperne di dormire da solo nella sua cameretta, nonostante i numerosi e ripetuti tentativi, i genitori sono stremati e stanchi, l’impegno e la fatica possono diventare frustranti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorrono sicuramente tempo, pazienza e forza di volontà. È importante che <strong>anche&nbsp;i genitori siano pronti a separarsi dai bambini</strong>, anche per loro è un momento importante e può non essere &nbsp;facile!</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa possono fare, allora, i genitori&nbsp;per cambiare routine e modificare l’abitudine a dormire nel lettone?</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SOSTENERE IL BAMBINO</strong>. I genitori devono anzitutto trasmettere al bambino fiducia e sicurezza, facendogli capire che è in grado di dormire anche senza mamma e papà accanto, che il suo letto è accogliente, è tutto suo e dormire lì è proprio un passo importante di crescita e di autonomia, che i genitori sono comunque nell’altra stanza e per qualsiasi cosa ci sono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SE IL BAMBINO HA PAURA…</strong>&nbsp;Ѐ importante rassicurarlo e sostenerlo, senza sminuire i suoi vissuti. Bisogna affrontare insieme queste sue paure, non negarle portandolo nel lettone, cercando delle soluzioni alternative, come ad esempio una lucina accesa, la porta aperta, un peluche o un oggetto che lo rassicuri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CREARE UNA ROUTINE DELL’ADDORMENTAMENTO</strong>. Bisogna trasmettere sicurezza e protezione al bambino durante il giorno e soprattutto prima di andare a dormire. Fare il bagno, mettersi il pigiama, svolgere attività tranquille come leggere una fiaba, farsi le coccole, possono essere dei rituali che aiutano il bambino a rilassarsi e ad addormentarsi. Vedi: <a href="https://www.psicheblog.it/aiuto-nostro-figlio-non-dorme/">Aiuto nostro figlio non dorme!</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TRASMETTERGLI IL “BELLO” DI AVERE UNO SPAZIO TUTTO SUO</strong>. Bisogna farlo familiarizzare con l’ambiente della cameretta, anche di giorno, e con il suo letto, facendolo incuriosire e sottolineando il valore che ha il suo spazio. Il bambino deve sentire e comprendere&nbsp;che mamma e papà non lo stanno “cacciando” dal lettone, ma che è bello crescere, che si può stare insieme in altri momenti, ma è importante e bello anche avere un letto e uno spazio tutto suo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ACCOMPAGNARLO GRADUALMENTE VERSO LA SEPARAZIONE</strong>. Molte volte, la difficoltà del bambino a dormire da solo nel suo letto è dovuta ad un’ansia da separazione, ad una difficoltà di lasciarsi andare al sonno senza un contatto diretto con i suoi genitori. Si tratta di una conquista che si raggiunge col tempo, anche durante il giorno. Più il bambino acquisisce sicurezza e fiducia in sé, più si sentirà pronto ad affrontare il distacco con serenità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SE DURANTE LA NOTTE IL BAMBINO SI SPOSTA NEL LETTONE</strong>. Bisogna fargli capire che comprendete le sue difficoltà, accompagnarlo con calma nel suo letto, senza sgridarlo o rimproverarlo, prendendosi un po’ di tempo per stargli ancora accanto, rassicurarlo e sostenerlo. È importante avere pazienza, cercare di non cedere alla stanchezza o ai capricci, ma rimanere fermi sulla propria posizione. Altrimenti diventa con il tempo sempre più faticoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LODARLO QUANDO RIESCE</strong>. Ogni piccolo passo in avanti va incoraggiato e rinforzato, così che il bambino si senta capace, partecipe di questo passaggio e più sicuro di sé. Se riesce le prime volte a stare anche per poco tempo nel suo lettino, valorizzate questo traguardo e sostenetelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>AIUTARLO A DIVENTARE AUTONOMO</strong>. Il bambino ha bisogno di sviluppare la propria autonomia e di sentirsi, progressivamente,&nbsp;più sicuro e competente. Bisogna accompagnarlo nelle autonomie e stimolarlo per fargli compiere alcune attività&nbsp;adatte alla sua età, da solo, rinforzandolo quando ci riesce. Deve pian piano sperimentare che anche da solo può farcela, che è capace, che sta crescendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SE C’Ѐ UNA REGOLA, POSSONO ESSERCI LE ECCEZIONI</strong>. Se il bambino si abitua a dormire nel suo lettino e comprende l’importanza di questo, il lettone può sempre rimanere il posto in cui, ogni tanto, si riunisce tutta la famiglia. Ad esempio la mattina nel week-end per darsi il buongiorno e stare un po’ insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>P</strong>er un bambino riuscire a dormire nel proprio letto rappresenta una <strong>conquista evolutiva importante per la crescita</strong>, l’autonomia e la stima di sé. Quando, nonostante i tentativi e gli sforzi, non si riesce in alcun modo a cambiare la routine legata all’addormentamento, potrebbero essere presenti un disagio più importante nel separarsi, delle paure e delle dinamiche più difficili da modificare. In tal caso può essere utile chiedere l’aiuto di uno specialista che possa accompagnare i genitori in questa difficile impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi anche: </p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.psicheblog.it/bambini-nel-lettone-di-mamma-e-papa/">Bambini nel lettone</a></li><li><a href="https://www.psicheblog.it/come-affrontare-i-terribili-2-anni/">Come affrontare i terribili due anni</a></li><li><a href="https://miopsicologo.com/la-solitudine-delle-madri/">La solitudine delle madri</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Bambini che dormono nel lettone: abitudine da modificare?' data-link='https://www.psicheblog.it/bambini-che-dormono-nel-lettone/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Bambini che dormono nel lettone: abitudine da modificare?' data-link='https://www.psicheblog.it/bambini-che-dormono-nel-lettone/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://www.psicheblog.it/bambini-che-dormono-nel-lettone/">Bambini che dormono nel lettone: abitudine da modificare?</a> proviene da <a href="https://www.psicheblog.it">Psicheblog</a>.</p>
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		<title>La coppia si separa: e i figli? Bisogni e difficoltà.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jun 2019 07:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi familiare e la conseguente separazione è un argomento sensibile tanto per i genitori quanto per i figli. I momenti di crisi nella coppia rendono traballante l’individuazione dei punti di riferimento dei bambini e degli adolescenti.&#160; La coppia si separa: e i figli? Cosa succede ai figli quando la coppia si separa? La fascia&#8230;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="600" height="381" src="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/06/la-coppia-si-separa-e-i-figli.jpg" alt="la coppia si separa e i figli-600x381" class="wp-image-2281" srcset="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/06/la-coppia-si-separa-e-i-figli.jpg 600w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/06/la-coppia-si-separa-e-i-figli-300x191.jpg 300w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/06/la-coppia-si-separa-e-i-figli-450x286.jpg 450w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/06/la-coppia-si-separa-e-i-figli-225x143.jpg 225w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/06/la-coppia-si-separa-e-i-figli-20x13.jpg 20w, https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/06/la-coppia-si-separa-e-i-figli-151x96.jpg 151w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>la coppia si separa e i figli-600&#215;381</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> La crisi familiare e la conseguente separazione è un argomento sensibile tanto per i genitori quanto per i figli. I momenti di<a href="https://www.psicheblog.it/crisi-di-coppia-gli-elementi-per-risolverla/"> crisi</a> nella coppia rendono traballante l’individuazione dei punti di riferimento dei bambini e degli adolescenti.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">La coppia si separa: e i figli?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa succede ai figli quando la coppia si separa?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La fascia 9-12</strong> anni può sperimentare imbarazzo, vergogna o tentativi di mascherare le proprie emozioni nascondendo una chiara richiesta di aiuto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quella dai 13 ai 18 anni</strong>, invece, può essere travolta da forti sentimenti di confusione. Ciò li porta a: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>prendersi cura di sé stessi da soli</li><li> a sperimentare un’inversione di ruolo</li><li>ad infilarsi nel mezzo della <a href="https://www.psicheblog.it/schemi-distruttivi-nei-rapporti-di-coppia/">crisi di coppia</a> e questo può inasprire la loro sofferenza.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Al livello generale poi, i bambini e gli adolescenti che non hanno possibilità di <strong>esprimere il loro malessere </strong>a parole lo fanno attraverso il corpo.  Esso diviene un <strong>veicolo per comunicare il disagio</strong>: malesseri fisici, cefalee, dolori addominali, spesso privi di cause di natura organica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I<strong> campanelli d’allarme</strong> però ci sono e possono essere riconosciuti sia prima che durante le fasi della separazione!&nbsp;<br>Dai disturbi del sonno o dell’alimentazione al calo di rendimento scolastico, fino a forme di chiusura relazionale e sintomi psicopatologici chiari. Possono comparire anche problemi di salute fisica, lo stress relazionale e la trasmissione intergenerazionale della psicopatologia.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Meglio il conflitto o la separazione?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In terapia i genitori mi chiedono spesso se sia meglio il conflitto o la separazione. Dobbiamo essere consapevoli che se la separazione coniugale si viene a configurare come un <strong>processo protettivo per i figli</strong>, allora rappresenta un fattore di rischio minore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conflitto di coppia può essere, infatti, un <strong>fattore di rischio</strong> maggiore perché può precedere la separazione coniugale di mesi se non di anni e i bambini per tutto quel lasso di tempo ne sono sottoposti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risulta chiaro, quindi, come ci siano degli <strong>specifici bisogni </strong>dei bambini figli di genitori separati che vanno sempre e comunque tenuti in conto quando ci si rapporta con loro.&nbsp;<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la coppia si separa <strong>lo psicologo</strong> o il pediatra possono svolgere un ruolo molto importante nella prevenzione delle difficoltà emotive dei figli.  Possono cogliere i segnali di stress nella relazione di coppia, evitando sempre, però, di <strong>cadere nelle trappole relazionali</strong>! Queste, spesso in agguato in fase di conflitto, fanno riferimento alla possibilità di allearsi con uno dei due genitori, perché reputato il più presente o il più sensibile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È inoltre importante che genitori e operatori riservino attenzione ai fratelli del bambino preso in cura! I fratelli  possono mascherare le proprie richieste di aiuto per non appesantire ulteriormente i genitori. Quella sofferenza è da indagare e approfondire!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I genitori che si separano devono chiedersi sempre che cosa accade ai figli. In generale devono seguire parole chiave quali spiegare, ascoltare e rassicurare i bambini o i ragazzi che vivono una separazione o un conflitto interparentale. Occorre assolutamente <strong>evitare di trasformarli in consolatori</strong>, sostituti, mediatori, pacieri se non addirittura in spie, come spesso accade nelle separazioni conflittuali!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi anche:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.psicheblog.it/separarsi-dalla-rabbia-alla-ricerca-della-serenita/">Le tappe della separazione coniugale</a></li><li><a href="https://www.psicheblog.it/famiglie-ricostituite/">Le famiglie ricostituite</a></li><li><a href="https://www.psicheblog.it/famiglie-monogenitoriali-rischi-e-soluzioni/">Famiglie monogenitoriali: rischi e soluzioni</a></li><li><a href="https://www.psicheblog.it/imparare-a-disinnescare-i-conflitti-di-coppia/">Imparare a disinnescare i conflitti di coppia</a></li><li><a href="https://www.psicheblog.it/coppia-la-comunicazione-efficace/">Coppia: la comunicazione efficace</a></li></ul>
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		<title>SCHEMI DISTRUTTIVI NEL RAPPORTO DI COPPIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 06:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte coppie si perdono in dei circoli viziosi disfunzionali, in degli schemi distruttivi che portano ad una fragilità del legame. Spesso ciascuno si aspetta qualcosa dall&#8217;altra persona, senza però riceverla. Così si alimentano malessere e solitudine che vengono comunicate al partner nella speranza che l&#8217;altro sia sufficientemente legato da decidere di dare quella cosa. In&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='SCHEMI DISTRUTTIVI NEL RAPPORTO DI COPPIA' data-link='https://www.psicheblog.it/schemi-distruttivi-nei-rapporti-di-coppia/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/06/disfunzioni-sessuali.jpg" alt="Schemi distruttivi nei rapporti di coppia" class="wp-image-1460"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Molte coppie si perdono in dei <a href="https://www.psicheblog.it/crisi-di-coppia-gli-elementi-per-risolverla/">circoli viziosi disfunzionali</a>, in degli schemi distruttivi che portano ad una fragilità del legame. Spesso ciascuno si aspetta qualcosa dall&#8217;altra persona, senza però riceverla. Così <strong>si alimentano malessere e solitudine</strong> che vengono comunicate al partner nella speranza che l&#8217;altro sia sufficientemente legato da decidere di dare quella cosa.   In tale modo, prima di tutto, non si ottiene ciò che si desidera e poi si sta male perché non si è ottenuto ciò che si desiderava.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il più grande errore in questi circoli viziosi è credere che l&#8217;unico modo in cui si può star bene è che qualcun altro si comporti secondo le <strong>nostre aspettative</strong>. Questa è la via più breve per far star male entrambi: uno perché non ha ricevuto ciò che desiderava, l&#8217;altro perché viene afflitto per non averglielo dato.   L&#8217;aspettativa del tipo: &#8220;se mi ami devi fare ciò che ti chiedo altrimenti significa che non mi vuoi bene &#8220;, è una <strong>trappola mortale</strong>! Il matrimonio <strong>non è un debito personale</strong>! Non incastratelo in schemi dell&#8217;obbligo. Portano solo a rabbia e malessere.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno si chiede mai: <strong>cosa posso fare IO </strong>perché l&#8217;altro abbia VOGLIA di fare questo per me? Dove sbaglio IO?   Così come nessuno valorizza ciò che ha già: si è portati a <strong>desiderare ciò che non si ha</strong>.   Poche persone si sentono fortunate per ciò che hanno già. E se per ottenerlo ogni tanto bisogna accettare che l&#8217;altro abbia i suoi interessi o che a volte sia distratto da altro, beh, come si dice, il gioco vale la candela! </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-mi-piaci-come-sei-ma-ti-vorrei-diverso">Mi piaci come sei ma ti vorrei diverso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Liberate il matrimonio dai circoli viziosi ma soprattutto dalla trappola che potrebbe avere il seguente slogan: <strong>mi piaci così come sei, solo che ti vorrei diverso! </strong>Questa è una frase che viene ripetuta in mille modi diversi, prima indiretti e simbolici poi diretti e reali, nelle relazioni tra partner. <strong>Mi piaci come sei ma ti vorrei diverso” è l’espressione più chiara del conflitto tra ciò che vorrebbe la tendenza naturale e ciò che viene dal nostro ambiente familiare</strong> e dalla nostra infanzia.<br>L’adulto deve sapere che in gran parte è la riproduzione del carattere dei suoi genitori, dei fratelli e delle altre figure che l’hanno condizionato quando si stava formando la personalità. Poi c’è la propria personalità o tendenza naturale. <strong><br>Ciò che ha preteso l’ambiente familiare viene ricercato e proiettato spesso nel partner adulto, facendo di questo un obiettivo scontato della propria ribellione.</strong><br><strong>Ciò che appartiene alla tendenza naturale al contrario, resta nei tentativi di affermare se stessi da grandi.</strong> Ecco quì la contraddizione tra ciò che si desidera a livello naturale e ciò che proviene dall’inconscio e dal passato. Spesso le due entità sono in contrasto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte è necessario individuare ed elaborare ciò che ci portiamo dietro dall’infanzia per risolvere questa contraddizione. Purtroppo molto spesso la vita infantile fra capolino anche nella vita adulta portando a proiezioni e condizionamenti importanti. Un percorso psicoterapeutico può in tal caso essere di aiuto per liberarci dai condizionamenti del passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi anche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>&#8220;<a href="https://www.psicheblog.it/coppia-la-comunicazione-efficace/"> coppia: la comunicazione efficace.</a>&#8220;</li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/elementi-che-influenzano-la-scelta-del-partner/">ELEMENTI CHE INFLUENZANO LA SCELTA DEL PARTNER</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/imparare-a-disinnescare-i-conflitti-di-coppia/">Disinnescare il conflitto di coppia</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/il-dilemma-del-porcospino-e-la-giusta-distanza-nelle-relazioni/">Il dilemma del porcospino e la giusta distanza nelle relazioni</a></li>
</ul>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='SCHEMI DISTRUTTIVI NEL RAPPORTO DI COPPIA' data-link='https://www.psicheblog.it/schemi-distruttivi-nei-rapporti-di-coppia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='SCHEMI DISTRUTTIVI NEL RAPPORTO DI COPPIA' data-link='https://www.psicheblog.it/schemi-distruttivi-nei-rapporti-di-coppia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://www.psicheblog.it/schemi-distruttivi-nei-rapporti-di-coppia/">SCHEMI DISTRUTTIVI NEL RAPPORTO DI COPPIA</a> proviene da <a href="https://www.psicheblog.it">Psicheblog</a>.</p>
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		<title>CRISI DI COPPIA: GLI ELEMENTI PER RISOLVERLA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[D.ssa Cinzia Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2019 09:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miopsicologo.com/?p=1422</guid>

					<description><![CDATA[<p>La crisi di coppia non è mai determinata da un solo evento. In genere si tratta di una combinazione di fattori e ha come tratto distintivo il protrarsi nel tempo. Ci può essere un evento scatenante più o meno destabilizzante, come per esempio la scoperta di un tradimento, o il disvelarsi di un elemento che&#8230;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.psicheblog.it/wp-content/uploads/2019/05/crisi-di-coppia.jpg" alt="Crisi di coppia: gli elementi per risolverla" class="wp-image-1423"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La crisi di coppia non è mai determinata da un solo evento</strong>. In genere si tratta di una combinazione di fattori e ha come tratto distintivo il protrarsi nel tempo. Ci può essere un evento scatenante più o meno destabilizzante, come per esempio la <a href="https://www.psicheblog.it/il-tradimento-nella-coppia-cosa-fare/">scoperta di un tradimento</a>, o il disvelarsi di un elemento che  getta una luce di criticità sulla vita della coppia in generale, come ad esempio la mancanza di <a href="https://www.psicheblog.it/coppia-la-comunicazione-efficace/">comunicazione</a> o il sentirsi trascurati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di crisi di coppia quando i partner vivono un <strong>malessere che dura nel tempo </strong>e, nonostante il desiderio di cambiamento, i tentativi di risolvere i problemi non hanno dato esito positivo o, addirittura, si sono trasformati in <a href="https://www.psicheblog.it/schemi-distruttivi-nei-rapporti-di-coppia/">dinamiche ripetitive</a> che alimentano il problema anziché risolverlo. La consapevolezza della disfunzionalità della relazione è accompagnata da uno stato di disagio, di pesantezza del clima relazionale e dalla sensazione di impotenza. È in questa fase che <strong>la coppia cerca un aiuto esterno</strong> e si rivolge a un professionista competente. La variabile tempo è di fondamentale importanza.   Nella vita di coppia piccole crisi, circoscritte nel tempo, sono da considerarsi fisiologiche. Condividere davvero le scelte, le decisioni importanti, la fatica della quotidianità è difficile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto delle idee porta a una <strong>sana conflittualità</strong>. Essa è dovuta alla coesistenza di due individui, con idee e propri pregiudizi, con atteggiamenti, modi di fare diversi. Il raggiungimento di un equilibrio, l’accordo e la mediazione alle volte richiede passaggi faticosi o dolorose rinunce. Vedi: <a href="https://www.psicheblog.it/coppia-la-comunicazione-efficace/">Coppia, la comunicazione efficace.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">In altri casi <strong>è proprio la mancanza di piccole cris</strong>i, di momenti di forte conflittualità, di sano confronto, ad essere alla base della crisi di coppia.<strong> Il lasciar correre,</strong> l’imparare a non dire o non fare qualcosa che urta il partner, nel tempo, impoverisce l’espressività, allontana, crea un clima di mancanza di libertà, produce risentimento. Tutti ingredienti di un malessere che non trova sfogo ma che si alimenta nel tempo. </p>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-crisi-di-coppia-quando-mancano-comunicazione-e-confronto">Crisi di coppia: quando mancano <a href="https://www.psicheblog.it/coppia-la-comunicazione-efficace/">comunicazione</a> e confronto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei problemi ricorrenti nella terapia di coppia riguarda quella particolare dinamica relazionale che tende a compiacere il partner anche quando questo significa rinunciare a una propria espressività importante. Questo tipo di dinamica può avere diverse eziologie: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>paura del conflitto (evitamento)</li>



<li>bisogno di corrispondere alle aspettative per sentirsi accettati</li>



<li>pregiudizio culturale secondo cui non bisogna mai lasciarsi prendere dalle emozioni negative</li>



<li>atteggiamenti ansiosi che comportano il bisogno di controllare la realtè</li>



<li>bisogno di dare di sé un’immagine positiva </li>



<li>scarsa autostima.   </li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-crisi-di-coppia-gli-elementi-per-risolverla">CRISI DI COPPIA: GLI ELEMENTI PER RISOLVERLA </h3>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-la-ricontrattazione-della-parita-nella-relazione-e-la-base-di-una-sana-relazione-di-coppia">La RICONTRATTAZIONE DELLA PARITÀ NELLA RELAZIONE È LA BASE DI UNA SANA RELAZIONE DI COPPIA </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Molte relazioni vanno in crisi per mancanza di alternanza della posizione relazionale nell’equilibrio della coppia. Uno dei partner mantiene una <strong>posizione up </strong>nei confronti dell’altro, che non necessariamente si viene a trovare nella posizione down perché l’altro ce lo ha messo. Molte volte ci si mette da sé, contribuendo attivamente un assetto della relazione sbilanciato. Quei rapporti dove passa l’idea che uno è più intelligente, più socialmente apprezzato, alle volte economicamente più forte, e l’altro partner vive di luce riflessa, come un satellite intorno al sole e accetta questa sorta di subordinazione emotiva senza esserne completamente consapevole e consenziente nei suoi stessi riguardi, a un certo punto avverrà una crisi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il disagio proviene dalla <strong>mancanza di consapevolezza</strong> che a un certo punto lascia filtrare un bisogno di affermazione.  Un evento emotivamente importante (maternità, innamoramento, un avvenimento professionale rilevante, la perdita di un genitore) può <strong>stimolare una ridefinizione dell’identità</strong>.  Può dunque portare la persona a consapevolizzarsi rispetto alla sua posizione nella relazione e in generale nel suo mondo affettivo, rompendo un equilibrio basato su meccanismi nevrotici. E’ importante che la coppia sia in grado di <strong>accettare una fase transitoria </strong>di mancanza di parità (uno dei due perde il lavoro, uno dei due si dedica ai figli per un periodo, uno dei due avvia una nuova attività…) ma questa disparità deve essere consapevolmente accettata da entrambi. </p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-apertura-al-contesto-esterno">APERTURA AL CONTESTO ESTERNO </h4>



<p class="wp-block-paragraph">La coppia è un sistema relazionale, come tutti i sistemi viventi ha bisogno di <strong>relazionarsi ad altri sistemi</strong> che la circondano e la includono. La famiglia allargata, gli amici, i colleghi, sono sistemi che, attraverso la loro presenza psicologica nella coppia, alimentano le idee, le curiosità, la “cultura” in senso lato della coppia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le emozioni negative hanno una loro funzione importante. Le momentanee crisi personali vissute nei contesti esterni alla coppia danno modo di conoscere e vivere sempre più in profondità la variabilità delle emozioni di ognuno, il modo di reagire, la ricerca di appoggio o complicità, la ricerca di soluzioni a tanti problemi fa della coppia un sistema vivo ed efficace. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario, una coppia molto esclusiva, che si rinchiude in sé, che non coltiva le amicizie, le relazioni con la parentela, che tende a non parlare neppure del lavoro (perché i problemi “non bisogna portarli a casa”) facilmente entra in un clima di asetticità relazionale che rende povero e asfittico il sistema-coppia. A lungo andare non c’è niente da dirsi, nulla da commentare, quasi nulle le novità. Un’<strong>adeguata apertura al contesto esterno</strong> (non troppo né troppo poco) permette alla coppia di stabilire una vita di relazione ricca di stimoli ma che salvaguarda la specificità, l’identità e l’esclusività del sistema.   </p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-disponibilita-al-cambiamento-delle-dinamiche-e-degli-affetti">DISPONIBILITÀ AL CAMBIAMENTO DELLE DINAMICHE E DEGLI AFFETTI.</h4>



<p class="wp-block-paragraph"> La coppia vive fasi evolutive che partono da quella iniziale dell’innamoramento. Questa prima fase può avere caratteristiche diverse per ogni coppia e per i due partner all’interno della stessa coppia. Può essere vissuta con grandissima intensità a livello di attrazione fisica o intellettuale o razionale, con diverse combinazioni. Generalmente è una fase ricordata con nostalgia, è la fase del “sogno” e alle volte dell’illusione (di trovare nel partner ciò che si desidera intensamente). Dopo un periodo che può variare molto a seconda dei casi il rapporto entra in una fase di maturità, dopo che i due partner hanno la possibilità di conoscersi davvero, nella realtà con i suoi risvolti anche prosaici della convivenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Generalmente questa è una fase che porta a una possibile crisi dovuta ad alcuni fattori quali: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>accorgersi di atteggiamenti che risultano fastidiosi;</li>



<li>condividere la fatica della quotidianità; </li>



<li>accordarsi su cosa si ritiene più importante, quindi sulle priorità; </li>



<li>sopportare la frustrazione nella mancata realizzazione della propria idealità, delle aspettative; </li>



<li>la regolazione dell’equilibrio piacere/frustrazione; </li>



<li>difficoltà a concordare una adeguata distanza dopo la fase simbiotica dell’innamoramento; </li>



<li>regolazione della vita sessuale non più sotto la spinta della forte attrazione iniziale; </li>



<li>condivisione delle relazioni amicali; </li>



<li>la relazione con le famiglie di origine o con i figli nati in relazioni precedenti. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di questi nuclei problematici può costituire un’occasione di confronto, conflitto o accordo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>grado di tolleranza</strong> che la coppia ha nei confronti della problematicità della relazione è importante nel determinare l’evoluzione del rapporto:</p>



<p class="wp-block-paragraph">• una coppia poco tollerante può entrare in conflitto per alcuni dei suddetti possibili motivi di disaccordo e non trovare soluzioni a causa dell’irrigidimento delle rispettive posizioni; </p>



<p class="wp-block-paragraph">• d’altra parte una tolleranza infinita potrebbe essere il frutto di un atteggiamento del tipo “lasciamo correre” che nel tempo accumula risentimento e relativo disagio.</p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-concepirsi-come-una-persona-potenzialmente-autonoma"> CONCEPIRSI COME UNA PERSONA POTENZIALMENTE AUTONOMA.</h4>



<p class="wp-block-paragraph"> Nella pratica della psicoterapia di coppia spesso il primo ostacolo riguarda l<strong>’accettazione della possibilità che la relazione si romp</strong>a. Alle volte entrambi i partner, più spesso uno dei due, non riesce a tollerare l’ipotesi della separazione. Anzi, tale fantasia scatena una forte angoscia di separazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vita di coppia il fatto che la minaccia, reale o fantasticata, di separazione scateni angoscia costituisce un forte vincolo. Chi soffre di questo tipo di nevrosi in genere non tollera l’idea che il proprio rapporto di coppia entri in crisi e, eventualmente, possa rompersi. Questo pensiero non viene neppure formulato, ma una serie di <strong>difese </strong>vengono messe in atto tutte le volte che, anche lontanamente, si profila tale ipotesi. Ecco che allora ci si impedisce di discutere, oppure si evitano argomenti spinosi, oppure si simula un accordo che non c’è, si tollerano condizioni svantaggiose, si evita il pensiero critico e s’impara un modo di apparire che evita la conflittualità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò<strong> ha un costo psicologico</strong>: la sofferenza può emergere con sintomi psicologici (ansia o sintomi depressivi) o somatici. In queste situazioni un comune denominatore è, paradossalmente, un distacco psicologico che isola la persona nella sua solitudine. Per non distaccarsi dall’altro ci si costringe in un mondo privato di cose non dette, di pensieri non formulati appieno, di desideri frustrati perché non espressi. A questo prezzo si mantiene il legame, ma la relazione non è più appagante. </p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-rispetto-dell-altrui-interpretazione-della-realta">RISPETTO DELL’ALTRUI INTERPRETAZIONE DELLA REALTÀ .</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco della seconda metà dell’Ottocento, asseriva: “<strong>Non esiste la realtà, esistono le interpretazioni</strong>”. Questa affermazione molto radicale è però di grande aiuto nella comprensione delle relazioni fra esseri umani, siano essi gruppi o individui. Un fatto può essere riferito in modo assai diverso da più persone, tanto che per capire cosa è successo di solito è importante sentire più persone, ognuna con la propria “versione”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In psicoterapia si assiste molto spesso a interazioni altamente conflittuali, dove i partner si appellano all’oggettività dei fatti, ma ognuno li legge in maniera diversa. Una tipica frase in questi casi è “sei esagerato/a” nella pretesa di conoscere il “giusto” modo. Nella <strong>conflittualità sterile </strong>il partner perde interesse per l’interpretazione della realtà dell’altro, per i suoi percorsi mentali, per la scelta degli elementi che prende in considerazione nell’affrontare un problema. Viene invece colpito dall’atteggiamento di contrarietà: un’idea “differente” diventa “contraria” e a ciò viene attribuita un’intenzionalità (la più banale è “tu mi dai sempre contro”). Allora <strong>il contenuto della discussione perde importanza </strong>(alle volte non ci si ricorda più da cosa si è cominciato a discutere) e prevale l’aspetto della relazione. Ognuno è proteso a definire la propria posizione nella relazione: trovare un accordo diventa difficile.   </p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-presenza-di-progettualita">PRESENZA DI PROGETTUALITÀ </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Come la vita dell’individuo anche la vita di coppia ha la sua evoluzione. Per l’individuo è importante la prospettiva temporale, legata a tappe, obiettivi da raggiungere, un percorso da realizzare. Per la coppia è importante la progettualità condivisa. Nella <strong>fase della costituzione</strong>, nella fase nascente, già sono presenti alcuni sogni condivisi. Già ci si è confrontati sui temi principali: il volere o non volere figli, la carriera professionale, l’importanza del denaro, dove vivere, quali gli obiettivi che si ritiene importanti da raggiungere. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La progettualità fornisce una sorta di cammino psicologico</strong>, un percorso nel quale ci si sente immersi, per raggiungere tappe importanti, obiettivi che motivano la persona nei momenti di maggiore fatica o di disorientamento. La progettualità può cambiare, lungo il percorso gli elementi di realtà possono indurre la coppia a modificare la direzione, obiettivi che risultano irraggiungibili possono essere sostituiti da altri comunque desiderabili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli<strong> elementi di criticità </strong>nella vita di coppia può riguardare la progettualità. Si pensi alle coppie che scoprono di non poter avere figli, o alle coppie che vanno in crisi in sèguito a terremoti finanziari, o ad altre perturbazioni che necessitano di una riprogettazione della propria vita di coppia, in questi casi i due partner devono ritrovare un percorso comune dopo aver superato una fase traumatica vissuta in modo diverso da ognuno di loro.   </p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-complicita-nell-intimita-e-nelle-relazioni">COMPLICITÀ NELL’INTIMITÀ E NELLE RELAZIONI.</h4>



<p class="wp-block-paragraph"> Si tende a pensare che l’<strong>intimità della coppia</strong> sia un elemento che riguarda soprattutto la vita sessuale. In realtà, l’intimità che dà maggiore calore e sicurezza nella coppia è quella intellettuale: il condividere un mondo di idee, anche diverse, che insieme leggono e interpretano la realtà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio il <strong>metacomunicare</strong> sulle altre coppie dopo una serata con gli amici è importante per far conoscere al proprio partner la propria opinione e nello stesso tempo per cercare conferma dell’adeguatezza della propria interpretazione. Parlando degli altri si parla di sé stessi e attraverso le differenze si scopre la propria specificità. E’ molto importante che questo sentirsi insieme si declini anche nel rapporto con la parentela. Il saper metacomunicare sul rapporto dei reciproci genitori, per esempio, è spesso segno di buona funzionalità della coppia. Spesso questo argomento è ritenuto un tabù. Ognuno coltiva i rapporti con la propria famiglia di origine e non ci si concede reciprocamente il diritto di esprimere opinioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle coppie con grande conflittualità si assiste con frequenza ad <strong>accuse reciproche </strong>che si aprono con un “tu e tua mamma” o “tu e i tuoi genitori”, come se il sistema relazionale più importante fosse ancora quello della famiglia d’origine. Ciò non significa essere d’accordo su tutto; la diversità di opinione è anzi più interessante, ma la sensazione di poterne parlare con il proprio partner, di poter esprimere le sensazioni rispetto alle realtà altrui, dà una sensazione di accoglienza, di area privata, di spazio di scambio dei pensieri intimi; tutto ciò crea e mantiene l’intelaiatura della vita di coppia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi anche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.psicheblog.it/le-conseguenze-dei-non-detti-nella-coppia/">LE CONSEGUENZE DEI NON DETTI NELLA COPPIA</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/diventare-genitori-dalla-diade-alla-triade/">Dalla diade alla triade</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/mi-ha-tradito-perche-dinamiche-e-retroscena/">MI HA TRADITO, PERCHÈ’? DINAMICHE E RETROSCENA</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/il-tradimento-nella-coppia-cosa-fare/">Il tradimento: cosa fare</a></li>



<li><a href="https://www.psicheblog.it/separarsi-dalla-rabbia-alla-ricerca-della-serenita/">Separazione coniugale</a></li>
</ul>
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