DIVENTARE GENITORI: DALLA DIADE ALLA TRIADE.

LA RICERCA DI UN NUOVO EQUILIBRIO

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Neo genitori

Insieme al neonato nascono anche due genitori.

L’essere genitori è un work in progress, lo si diventa piano piano a piccoli passi tra difficoltà, errori, successi, soddisfazione, frustrazioni.
Forse qualcuno di voi avrà sentito qualche volta il termine “transazione alla genitorialità”: rappresenta quel complesso e delicato processo che conduce una coppia a diventare una coppia genitoriale.
Questa transazione porta con sé una crisi. Essa non è necessariamente sinonimo di problema o condizione patologica, ma è sinonimo di cambiamento e il cambiamento in genere implica sia possibilità che rischi.

Quali sono i fattori che possono intervenire nella scelta di avere un figlio?

Direi in primo luogo fattori personali. Primo fra tutti il desiderio di maternità e di paternità, il livello di maturità che uomo o donna sentono di aver raggiunto per potersi prendere cura di un bambino, l’età biologica, ma anche l’avere una relazione di coppia stabile influisce in modo significativo.
Stabilità affettiva, sicurezza economica, realizzazione professionale, sono quelle certezze che si cerca di raggiungere prima di decidere di metter al mondo un figlio oggi. Tutto ciò contribuisce a rendere la maternità e la paternità sempre più delle scelte consapevoli.
Stiamo parlando quindi di una possibilità di scelta ponderata, che arriva a maturare nella coppia generalmente quando ci sono obiettivi ed esigenze condivise.

Il desiderio di un figlio però non può sempre sottostare alla logica della ragione. E’ qualcosa di troppo forte, di istintivo, passionale. Può anche far irruzione nella vita di coppia nel momento meno opportuno, nel quale non c’è stabilità economica, magari quando c’è in vista un cambiamento importante di lavoro. Sono momenti della vita che sembrerebbero i meno adatti all’arrivo di un figlio però magari coincidono con una fase del rapporto di coppia in cui si fa più forte il desiderio di avere un bambino e diventare genitori.

La nascita di un figlio è una delle fasi principali del ciclo di vita di un individuo. Come tutti i passaggi da una fase all’altra del ciclo di vita individuale e familiare rappresenta un evento critico che porta la famiglia a riorganizzarsi al suo interno per favorire il cambiamento. Le crisi che accompagnano questi passaggi evolutivi sono sane e positive nella misura in cui favoriscono la crescita psicologica e sociale degli individui. Sono invece negative se la famiglia non riesce a riorganizzarsi.

La conflittualità, che inevitabilmente accompagna ogni momento di crescita da una fase dello sviluppo ad una più matura, diventa negativa quando temuta e non ammessa, non riconosciuta, quindi negata e repressa.

Da due a tre: le aspettative dei neo genitori……la realtà

La nascita di un bambino è un piccolo grande evento, sempre unico che comporta una vera e propria tempesta di emozioni. Dubbi, problemi, felicità, preoccupazioni invadono i neo genitori.
Quando una coppia decide di avere un figlio è euforica. Allo stesso tempo un istante dopo il momento di entusiasmo ognuno dei due partner in genere si sofferma a valutare con maggiore oggettività gli effetti che questa decisione comporta.

Cominciano a pensare che come genitori dovranno modificare le loro abitudini, riorganizzare tempi e modi, gli spazi della loro vita a due, rinegoziare i compiti e gli accordi perché l’obiettivo deve essere quello di garantire alla creatura che verrà una vita serena.

Una difficoltà tipica di questa fase è l’ambivalenza tra il desiderio e allo stesso tempo la paura di diventare adulti.
Il lavoro che dovrà affrontare la coppia in questa fase ed in funzione del nuovo ruolo, sarà quello di ri-pensarsi, ri-considerare il compagno, ri-considerare la loro relazione.
L’ambivalenza presente in questa fase si esprime quindi con sentimenti di desiderio e rifiuto, di gioia ma anche di timore, di entusiasmo e preoccupazione che possono coesistere. Questo continuo oscillare in maniera ambivalente tra sentimenti opposti è una condizione naturale che talvolta crea sensi di colpa che bisogna imparare a gestire.

In questa fase, insieme al desiderio di diventare genitori, nascono anche un insieme di pensieri, di aspettative e desideri, di dubbi.
Come sarò con mio figlio? Sarò i grado di educarlo? Sarà sano? Riuscirò ad essere una buona madre? Come cambierà la mia vita?

Un bambino prima di essere concepito ed entrare a far parte del mondo, viene pensato, poi immaginato.

Un bambino prima di essere concepito ed entrare a far parte del mondo, viene pensato, poi immaginato. Questa immagine accompagnerà la coppia per i nove mesi della gravidanza.
Molte persone vengono colte alla sprovvista dalla grandezza di questa sfida. Il modo migliore per prepararsi è cercare di coniugare la gioia e l’entusiasmo per la nascita con delle aspettative che siano realistiche.
Se un figlio arriva in una coppia che non ha precedentemente consolidato la propria identità di coppia , creerà uno squilibrio complicato da gestire. Soprattutto quando la coppia è troppo giovane o psicologicamente impreparata.

Il lavoro di preparazione che la coppia è chiamata a fare, se necessario anche attraverso il supporto di uno psicologo, è quello di allargare lo spazio relazionale sia fisico che emotivo passando da una relazione bidimensionale ad una tridimensionale.

Il post-partum: differenze tra i due genitori

Il periodo successivo al parto è un momento di profonda fragilità emotiva per la neo-mamma. Solo per il fatto di essere genitore di quell’esserino complicatissimo dobbiamo sapere come funziona e se non ci riusciamo subentra un profondo senso di inadeguatezza.
Generalmente la soluzione tipica che una neo mamma mette in atto è quella di richiedere continuamente, talvolta in maniera ossessiva, rassicurazioni e pareri, all’esperto di turno. Questo contribuirà però a farla sentire inadeguata e svalutata.

Il rientro a casa dall’ospedale è un momento davvero critico per la coppia, è una tappa significativa della transazione alla genitorialità, anche simbolicamente rappresenta il passaggio da coppia a famiglia.
Si rientra in una casa, quella coniugale, nella quale fino a quel momento si era vissuto in due ed ora tutto deve essere ristrutturato in funzione della triade.
E poi c’è questo esserino, che polarizza su di sé le attenzioni di tutti.
I ritmi familiari, le abitudini, sono tutte modificate e riadattate in funzione del bambino.

La sensazione spesso avvertita è la mancanza di punti di riferimento, di coordinate, di inesperienza, di smarrimento a volte.

Questa fase, il post-partum è un periodo estremamente difficile soprattutto per la mamma.
Subentrano malinconia e tristezza, essenzialmente per ragioni sia psicologiche che biologiche e talvolta la preoccupazione di non sapere esattamente come agire nei confronti di quest’esserino determinando una sorta di paralisi ad agire che può incrementare ancora di più il sentimento di inadeguatezza.
A livello biologico nel post-partum accade che il livello di estrogeni nel sangue si riduca drasticamente provocando un fisiologico calo del tono dell’umore, che quasi sempre si accompagna ad un calo del desiderio sessuale.


I cambiamenti nella relazione

Oliviero Ferraris sostiene che “diventare genitori incide sul rapporto di coppia: ne fa parte come qualcosa di integrante e dirompente, lo salda o lo scardina secondo come il rapporto è stato strutturato in precedenza”.
La nascita di un figlio comporta una trasformazione e ristrutturazione della famiglia, i partner oltre al ruolo coniugale devono assumere anche quello genitoriale.
In casa si contrae fisicamente lo spazio abitativo, aumentano i bisogni, si scatena una rivoluzione di regole e la coppia si trova “costretta” ad aprire i confini per il nuovo nato.

Tutto questo comporta necessariamente una ridefinizione della relazione tra i partner, non sono più solo compagni ora sono anche genitori.

Proprio i primi mesi da genitori sono percepiti come il più grosso scoglio per la relazione.
Solo ad una minoranza riesce facile accettare il ruolo di padre e di madre senza in questo trascurare il ruolo di partner.
E’ per questo che i primi mesi di vita del bambino i neo genitori hanno la sensazione che la loro vicinanza vada dissolvendosi. Intimità, affettuosità, comprensione reciproca vengono meno e prende il sopravvento la cura del bambino.

Molti genitori arrivano alla falsa conclusione che il relegare in secondo piano in maniera temporanea la relazione di coppia in favore delle cure genitoriali, sia un bene per il neonato. Pensano che in tal modo a lui può andare tutta l’attenzione che altrimenti verrebbe data al partner.
In realtà accade l’esatto contrario. Il reale benessere del bambino si sposa con l’armonia di una coppia genitoriale in grado di scambiarsi affettuosità e attenzioni ritagliandosi i propri momenti e i propri spazi. Un bambino sente l’amore o la distanza tra i suoi genitori.
Diventare genitori significa affrontare una costellazione di cambiamenti che riguardano se stessi, la coppia, la famiglia d’origine.

La cura di un figlio, soprattutto piccolo, necessita di tempi che prima la coppia dedicava a se stessa e al proprio tempo libero. Era il tempo per stare insieme, per divertirsi o rilassarsi, per vivere la propria intimità. Dopo l’arrivo di un figlio, questo tempo si riduce drasticamente.
Il rapporto di coppia diventa inevitabilmente più articolato e complesso
, e inizia a muoversi lungo due direttrici: quella coniugale e quella genitoriale.

Ogni nascita è un evento che inevitabilmente va a modificare l’equilibrio precedente e porta con sé profondi cambiamenti.

Un cambiamento quindi di ruolo se si aspetta il primo figlio, di riposizionamento dei membri all’interno della famiglia.
L’equilibrio per definizione è un moto di continua oscillazione. Una naturale fluttuazione necessaria per il riassestamento continuo del corpo nello spazio e allo stesso modo nelle relazioni di coppia la ricerca dell’equilibrio prevede una costante riorganizzazione in funzione degli ostacoli incontrati.

La stabilità del legame consiste in questo continuo riadattamento.
Affinchè ciò sia possibile occorre flessibilità di ruoli. Essa consente alla coppia, nonostante la difficoltà del momento, di funzionare in modo efficace affinchè le forze e i contributi dei partner si compensino intercambiandosi.

Il concetto di stabilità di coppia quindi in realtà è un concetto dinamico nel senso che prevede una alternanza di ruoli intercambiabili. Per far questo occorre che i membri della coppia siano sempre attenti a monitorare la relazione in modo da adattare il proprio ruolo ai cambiamenti. Viceversa la rigidità dei ruoli conduce verso la staticità più che la stabilità e soprattutto verso una distanza sempre più difficile da colmare.

Genitorialità: il lavoro di squadra

Il primo elemento che andrebbe considerato per una serena transizione alla genitorialità è che tutto ciò che ha a che fare con il nascituro dovrebbe essere frutto di un lavoro di squadra. A prescindere da come poi si decida di suddividere concretamente i compiti nel quotidiano, la chiave consiste nel riflettere, dialogare e prendere congiuntamente le decisioni.

Alla nascita del bambino ciò che accade spesso è che la donna si concentra esclusivamente sul bambino, come se perdesse interesse nei confronti di tutto ciò che è esterno. Questa diade madre-figlio e l’atteggiamento stesso della madre talvolta può scatenare sentimenti di esclusione da parte dell’uomo. Generalmente, infatti, in una coppia con figli piccoli, la madre si ritrova ad essere molto impegnata più o meno volontariamente, nell’accudimento del bambino. Questa esclusività di relazione che si viene a creare tra madre e bambino, può condurre l’uomo a sentirsi trascurato, escluso, squalificato e in questo senso incidere negativamente sulla sua autostima.

E la sessualità?

Il periodo del post partum è un momento molto delicato anche dal punto di vista della sessualità, per la maggior parte delle coppie. Dopo il parto la donna entra a pieno titolo nel suo ruolo di madre. Deve abituarsi ai ritmi dell’allattamento e della cura del neonato, tentando di recuperare energie e disagi fisici e aspettando che il suo corpo ritorni alla condizione precedente la gravidanza. Tante donne già durante gli ultimi mesi della gravidanza cominciano a sentirsi a disagio rispetto ai cambiamenti che il proprio corpo ha subito.

I profondi cambiamenti che il suo corpo attraversa durante la gravidanza possono farla sentire meno attraente e piacevole per se e per il partner. Alcune donne hanno grosse difficoltà a conciliare l’immagine di mamma con quella di donna piacente e desiderabile. Questo ha l’effetto di un minore interesse verso l’intimità, in particolare i primi mesi dopo il parto.

Non tutti gli uomini riescono a condividere questo “aspettare”, con il rischio di chiudersi in se stessi, o viceversa di lamentarsi fin troppo palesemente pretendendo maggiore partecipazione dalla compagna. Accade spesso che le donne riprendano i rapporti sessuali, per non deludere magari anche se in realtà non si sentono ancora pronte per farlo. Anche in questi casi quando si cede non si fa altro che incrementare ansia e risentimento.
Il minore interesse sessuale può riguardare anche l’uomo a causa della sua difficoltà ad adattarsi ai ritmi del neonato, della gelosia nei confronti della diade madre-bambino o ad esempio perché può aver assistito alla sofferenza del travaglio e del parto.

La qualità di vita della coppia cambia

Con la nascita di un bambino sicuramente la qualità di vita della coppia subisce una forte riduzione, in termini di attività piacevoli come lo stare insieme, parlarsi, ascoltarsi, fare l’amore, manifestarsi sentimenti affettuosi. Dopo la nascita del bambino si registra una diminuzione della soddisfazione di coppia. Il suo arrivo e la sua presenza rompono gli abituali schemi di risoluzione del conflitto che la coppia aveva precedentemente costruito nella vita a due.
Diciamo che nel periodo che segue il parto, le coppie vivono una serie di mutamenti fisiologici che sono caratteristici. Le coppie che ne sono a conoscenza avranno sicuramente minori difficoltà nel ricominciare a vivere la propria sessualità e far fronte alle insoddisfazioni che possono sopraggiungere nel rapporto di coppia. Si evita così di cronicizzare il rapporto di alcune dinamiche o conseguenze negative nell’accudimento del bambino.

Qualche piccola strategia per i neo genitori

Cosa è possibile fare affinché questo delicato passaggio di vita possa costituire per la coppia un momento in cui ritrovarsi anziché perdersi? Non è un compito semplice. Ciò che è realmente determinante in questo processo è l’equilibrio che la coppia aveva stabilito prima della nascita di un figlio.
E’ evidente che una coppia che funzionava già in maniera problematica prima dell’arrivo del figlio, rischia molto di più di una coppia che aveva raggiunto un buon funzionamento.
Cos’è che distingue una coppia “sana” da una che è in crisi?
Potremmo dire che la coppia sana è i grado di affrontare e superare la disillusione che segue normalmente la fase di illusione iniziale. In una coppia le promesse iniziali non possono essere mantenute tutte. Una coppia sana è in grado di rinegoziare i nuovi obiettivi e stabilire nuove aspettative con il tempo, dal momento che le persone cambiamo e quindi la coppia stessa.
La crisi e la sofferenza alla quale la coppia non riesce a far fronte e superare, vanno gestite attraverso l’aiuto di professionisti .

E’ fondamentale che la coppia sappia chiedere aiuto.

Quando il peso dei problemi, delle difficoltà quotidiane, diventa insostenibile è necessario allentare la tensione e lasciarsi aiutare. Chiedere aiuto però non è sempre facile. A volte la coppia ritiene di dovercela fare da sola a gestire il proprio bambino e sente che il chiedere aiuto rappresenti una sorta di piccolo fallimento.
Oppure la coppia può temere di essere di peso chiedendo aiuto. In tutti questi modi si priva della possibilità di scoprire che in realtà genitori, amici, parenti, il più delle volte sono ben contenti di rendersi utili.
Il supporto emotivo e materiale della rete sociale e dei familiari è di vitale importanza per il benessere della coppia e dell’individuo in una fase così delicata.

Riuscire a trascorrere del tempo libero in attività ricreative.

Trovare tempo libero può ridurre lo stress. Risponde al bisogno di aggregazione e di contatto sociale, aiuta le persone a distrarsi dalle preoccupazione e aumenta il buon umore.
Talvolta può verificarsi che la coppia, per diverse ragioni, tenda a sottrarsi all’influenza dei propri genitori, investendo in una rete di legami significativi con persone della loro stessa età, alle quali la coppia potrà rivolgere le proprie esigenze di intimità, guida. Gli amici in questo caso possono entrare a far parte della rete familiare come se facessero parte della stessa famiglia. Anche perché oggi i nuclei familiari sono sempre più ristretti e il sostegno interno alla famiglia è sempre più carente. La coppia quindi può e deve, in questi casi, cercare sostegno al di fuori della rete familiare tradizionale..

La programmazione serale condivisa.

E’ importante suddividersi i compiti/responsabilità per il giorno successivo nelle diverse attività per evitare di ritrovarsi successivamente a discutere o recriminare. In questo modo si evita che uno dei partner abbia la sensazione che i compiti siano gestiti in maniera impari o uno dei due non si sente coinvolto nelle attività di cui si occupa l’altro.
Questo contribuisce a costruire un forte senso di reciprocità. E’ un momento ed uno spazio di condivisione della coppia. E’ uno spazio nel quale il bambino non c’è o è nello sfondo perché è a nanna. Da questo momento di organizzazione pratica e gestionale la coppia in maniera spontanea e naturale può anche costruire sopra altro, quindi comunicare, condividere, rilassarsi insieme e scambiarsi affetto. La programmazione delle attività aiuta a programmare anche il tempo da trascorrere insieme.

Per trovare il modo di trascorrere del tempo insieme la coppia ha bisogno di mettere in campo tutta la propria creatività. E’ necessario organizzare dei momenti, almeno due giorni al mese, che diventa il giorno della coppia, con il supporto della rete familiare e amicale. Questi spazi permettono di poter vivere il rapporto di coppia liberamente senza in quel momento le responsabilità genitoriali. E’ importante in questi momenti riparlare di se stessi e dei progetti in comune. Si dovrebbe evitare di parlare del figlio perché si sta godendo di un momento esclusivo della coppia.
Se il bimbo è ancora troppo piccolo e si ha qualche difficoltà a lasciarlo con altre persone o non ci sono, si può comunque programmare una cena speciale o un dvd da vedere a casa, dopo aver messo a letto il bambino. 
L’importante è incorniciare quello spazio fatto di piccole cose piacevoli, come spazio della coppia e non di genitori. Anche pochi minuti “rubati” per la coppia ogni giorno, saranno un dono prezioso per il benessere della nuova famiglia.

Ritagliarsi dei momenti piacevoli come famiglia

Spesso le incombenze quotidiane e la stanchezza ci fanno perdere di vista che in realtà è bello essere in tre. Soprattutto il fine settimana, bisognerebbe organizzare piccole cose piacevoli, passeggiate, gite. Paradossalmente nei primi mesi di vita del bambino è molto più semplice di quanto non potrà essere dopo. Questa sana abitudine contribuisce tra l’altro a dare la sensazione di “normalità” in una organizzazione familiare che inevitabilmente è più tumultuosa e caotica.

Se si è così bravi da riuscire a ritagliarsi con un po’ di creatività questi spazi a due, dietro l’angolo spesso si potrebbero nascondere i fantasmi dei sensi di colpa, pronti a rovinare la serenità del momento a due. Soprattutto le mamme, ma anche i padri, si sentono in colpa per aver escluso il piccolo. La coppia in questi casi va accompagnata a comprendere che è sano ed utile per tutti che i partner riescano a ritagliarsi degli spazi di coppia. Questi sono utili per ricaricarsi ed allentare le tensioni che il nuovo arrivato e le responsabilità comportano. Il rischio altrimenti è che il nuovo ruolo genitoriale prenda il sopravvento su tutto il resto.
Coltivare il benessere della coppia rimarrà sempre il fondamento della famiglia

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Dr.ssa Cinzia Frontoni

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