DIFFERENZIARSI DALLA FAMIGLIA DI ORIGINE

Differenziarsi dalla famiglia di origine

Tutti noi facciamo parte di qualcosa di più complesso, di più armonioso. Siamo un albero le cui radici affondano in un terreno fatto di esperienze emotive, aspettative e bisogni vissuti da e con la nostra famiglia d’origine. Un terreno importante affinché l’arbusto cresca con tanti rami e foglie. E’ però importante che, nel processo di sviluppo della sua folta chioma, l’albero si dia anche la possibilità di differenziarsi da quelle radici per avere una identità propria.

La maggior parte delle persone si colloca a livelli intermedi della scala di differenziazione del sé, in cui la dipendenza dall’altro definisce gradi maggiori o minori di investimento e soddisfazione in aree di realizzazione personale, professionale, relazionale, e diversi livelli di rigidità, dogmatismo, conformismo, rigidità emotiva, isolamento, conflittualità e anche malattia fisica.

Il grado di differenziazione del sé definisce la possibilità di ciascun individuo di differenziarsi dalla famiglia di origine.

E’ importane che ogni individuo, crescendo, possa contare su un buon livello di differenzazione di sé dalla famiglia d’origine. E’ importante dunque che non abbia legami non risolti con i propri genitori (e viceversa).

Ci sono persone che sono “differenziate” che, in quanto tali, possono vivere lontano dalla propria famiglia senza sensazioni di colpa o di carenza affettiva continuando comunque a mantenere con essa un forte legame.

Altre invece hanno legami “fusionali”, vivono come appendici della propria famiglia, ancora dipendenti da essa; non riescono a differenziare il proprio sistema affettivo da quello del sistema di appartenenza e spesso, unendosi in una relazione, si aggrappano al partner dipendendo completamente dal suo sentimento. Essere ben differenziati significa avere una corretta identificazione del sè.

Quando l’intensità emotiva della massa familiare è molto elevata, il livello di fusione dell’io, cioè di indifferenziazione dei suoi componenti, potrà essere così marcato da esitare in relazioni simbiotiche e patologie gravi come la schizofrenia. In casi meno estremi, ma comunque caratterizzati da alti livelli di fusionalità, incontreremo persone assorbite in un mondo di sentimenti, estremamente dipendenti dai sentimenti degli altri nei loro confronti e per questo costantemente impegnate a gestire le relazioni interpersonali in termini di conferma o rifiuto. Il legame con l’altro definisce le loro possibilità di funzionamento nella misura in cui è possibile trarre forza e conferma all’interno della relazione di dipendenza emotiva, che, nel migliore dei casi, li accompagnerà per tutta la vita.

Allontanarsi fisicamente dalla famiglia di origine NON equivale a differenziarsene psicologicamente. Per differenziarsi è importante diventare autonomi, lottare per affermare la propria individualità.

Il grado di differenziazione dalla famiglia di origine incide molto sulla futura salute della coppia coniugale che ciascuno di noi andrà a creare.

Non ci si può unire in modo soddisfacente se prima non ci si è separati da un rapporto in cui ciascuno dei partecipanti non è in grado di riconoscere il proprio spazio personale, la propria individuazione dalla famiglia di origine. La separazione è in realtà un processo che può durare tutta la vita senza mai essere portato a termine.

Quando due persone si uniscono con l’intenzione di formare una famiglia, formano una nuova unità familiare; uno dei compiti che la nuova famiglia deve affrontare è quella di negoziare questioni affettive e di indipendenza con la famiglia d’origine. Un lavoro emotivo a volte molto faticoso.

Da un nuovo legame nasce la coppia coniugale e tuttavia se da una parte le coppie sperimentano nuovi contratti relazionali, le idee delle famiglie di origine e della società in generale intorno ai ruoli, ai diritti di responsabilità della moglie e del marito, del padre e della madre, esercitano una influenza molto potente sui contratti e sui modelli interattivi che evolvono nel corso del ciclo vitale.

La famiglia subisce un’evoluzione, passando stadi che richiedono continue ristrutturazioni, dovrebbe adattarsi a situazioni nuove, mantenere continuità e assicurare crescita psico-sociale a ciascuno dei suoi membri, dipende molto dalla flessibilità e dal grado di trasformarsi alle nuove situazioni, tra appartenenza e individuazione.

L’importanza dei confini!

Perché la famiglia funzioni bene la chiarezza dei confini è un parametro utile per la valutazione del funzionamento, i confini sono le regole che definiscono chi partecipa e come, per esempio citando Minuchin studioso della psicoterapia familiare, un confine del sistema definito dalla madre può essere quello di non delegare responsabilità genitoriali ai figli maggiori “tu non sei il padre di tuo fratello”.

La funzione dei confini è di proteggere la differenziazione del sistema  e dei suoi componenti. Affinché la famiglia funzioni più o meno bene i confini tra i sottosistemi debbono essere chiari, un sistema genitoriale che includa una nonna per esempio può funzionare molto bene nella misura in cui le linee di responsabilità e di autorità sono chiaramente tracciate.

Se i confini non sono chiari si può rincorrere all’invischiamento, per esempio figli triangolati nelle responsabilità che non spettano a loro, genitori disimpegnati da responsabilità prettamente genitoriali, oppure invischiamenti pericolosi nella famiglia di origine di uno dei componenti che non facilita la crescita della nuova e la  possibilità di crescere ed individuarsi dai problemi vissuti nel contesto intergenerazionale.

Il figlio sintomatico e la mancanza di confini

Noi terapeuti, ascoltando le storie dei nostri pazienti, veniamo a conoscenza di come l’influenza delle famiglie di origine, senza confini e senza differenziazioni, le cosiddette famiglie a porte aperte, invadenti, dove tutti sanno tutto di tutti, dove tutti devono fare tutto ciò che fa l’altro, sovrasta le decisioni e la crescita dell’individuo e del nuovo nucleo familiare spesso mettendo in crisi i nuovi legami.

li invischiamenti o le troppe rigidità di confini portano a strutturare da parte di un componente, solitamente il figlio ad essere un “paziente designato” che dà voce ad un disagio più grande di lui, si sovraccarica il problema, direi che paradossalmente è il più responsabile ma che potenzialmente rischierà una patologia.

Sarà lui il paziente designato di questa malsana famiglia, invischiata o all’interno del suo sottosistema o in modo  intergenerazionale, ad urlare col sintomo, un disagio che non sa spiegare e che l’appartenenza non comprende perché non si responsabilizza per uscirne ma delega accuse che il designato non regge, assorbe tensioni intergenerazionali per nulla elaborate che non sono sue.

Come risolvere il problema?

Sicuramente per differenziarsi pacificamente dalla famiglia di origine ci vuole tanto lavoro psicoterapeutico. Per tutelare la sanità psicologica, ogni famiglia d’origine dovrebbe adeguarsi alla separazione totale o parziale  dei suoi membri, all’inclusione del nuovo membro e all’assimilazione  del nuovo sottosistema di coniugi. Se non cambiano le strutture da lungo tempo stabilite dalla famiglia di origine, possono costituire una minaccia per i processi di formazione della nuova unità e della sua crescita.

Quindi la nuova famiglia non ha molte speranze di crescita se non cresce nella sua individuazione e non si confina in modo chiaro da quella di origine ma anche e soprattutto al suo interno,  mantenendo l’apertura verso la comunicazione, la vicinanza emotiva e il sostegno. Non è una questione semplice, chi ne è incastrato conosce benissimo i meccanismi di ritorsione emotiva a cui deve sottostare dalla sua appartenenza, ha  grande difficoltà ad individualizzarsi come persona autonome e i processi di identificazione con il genitore viene confuso, generando problematiche che riguardano l’indipendenza, l’identità e e il rapporto successivo di coppia.

Trovare un equilibrio:differenziarsi dalla famiglia di origine pur mantenendo il legame

Il benessere familiare e individuale equivale alla possibilità di evolversi e differenziarsi dalla famiglia di origine e come individui all’interno della nuova famiglia. L’aspetto più difficile è mantenere il legame e al contempo proteggersi dalle ritorsioni di chi invece non accetta tale crescita maturativa. Attenzione perché chi ne rimette e rischia di subire una patologia sono “i figli incastrati in malsani invischiamenti intergenerazionali, di questioni non elaborate in precedenza”.

In altri termini ogni generazione ha il compito di mantenere vivo il legame con le altre generazioni, ma nello stesso tempo è chiamata a strutturare e organizzare in modo originale la propria identità così da arricchire in modo creativo e sano la propria storia familiare e la propria crescita personale.

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Dr.ssa Cinzia Frontoni

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