CARATTERISTICHE PRINCIPALI DEI DISTURBI ALIMENTARI

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disturbi alimentari

Tra i disturbi della nutrizione e della alimentazione, i disturbi del comportamento alimentare (o disturbi alimentari) rappresentano una delle più frequenti cause di disabilità giovanile e a essi si associa un rischio elevato di mortalità. 

L’inquadramento diagnostico dei disturbi della nutrizione e della alimentazione si attua a livello ambulatoriale e prevede che il paziente venga valutato a livello clinico, nutrizionale e psicologico.

Il rapporto fra cibo e emozioni

Il rapporto fra cibo e emozioni è spesso contraddittorio e tormentato, mangiare può essere un modo per punirsi e perdere il senso di quanto ci accade o un modo per volersi bene, “gustare” la vita e condividerla con gli altri.

Può essere per fronteggiare stress lavorativipreoccupazioni finanziariedelusioni sentimentali; si può smangiucchiare per noia o solitudine, pur senza vivere un rapporto patologico con l’alimentazione, a molti capita di usare il cibo per reagire a stati emotivi negativi o disturbanti. Vediamo allora meglio il rapporto fra cibo ed emozioni

  • Il cibo assume significati simbolici strettamente personali.
  • A volte mettiamo in relazione il cibo con gli affetti, le emozioni. In questi casi il cibo assume significati totalmente opposti ai bisogni nutrizionali, ma serve per colmare necessità prettamente emotive. Mangiamo dunque per modulare i nostri stati emotivi spiacevoli per tentare di placarli, colmarli, modificarli, attraverso sensazioni piacevoli derivanti dal cibo
  • MANGIANDO rispondiamo quindi ad un’emozione
  • Il cibo acquisisce spesso, anche nel rapporto interpersonale, il valore simbolico dell’affetto dell’amore.

Eziopatogenesi dei disturbi alimentari

L’eziopatogenesi dei disturbi della nutrizione e della alimentazione è di tipo multifattoriale. Essi sono il risultato dell’interazione di fattori predisponenti (genetici, psicologici, ambientali e socioculturali), fattori precipitanti (diete restrittive e difficoltà psicologiche personali) e fattori di mantenimento (sindrome da digiuno e il rinforzo positivo dall’ambiente).

L’inquadramento diagnostico dei disturbi della nutrizione e della alimentazione si attua a livello ambulatoriale e prevede che il paziente venga valutato a livello clinico, nutrizionale e psicologico. 

I Disturbi Alimentari vengono considerati come un’unica categoria, mantenuta da meccanismi comuni quali bassa autostimaperfezionismo. Anche il rimuginio e il controllo costituiscano importanti fattori di mantenimento per i Disturbi dell’Alimentazione. In particolare, i soggetti con Disturbi dell’Alimentazione mostrerebbero una maggiore tendenza a preoccuparsi per gli errori (perfezionismo patologico), un minor senso di autostima, misure più elevate di rimuginio ed una scarsa percezione di controllo sugli eventi esterni e sugli stati emotivi interni, rispetto ai soggetti non patologici.

La mania di controllo

Diversamente dal perfezionismo patologico o dalla bassa autostima, il controllo si presenta non come un problema, bensì come una soluzione. Nel caso dei disturbi alimentari il controllo si esprime nel controllo del peso, del cibo e dell’aspetto corporeo attraverso la dieta, ed è rinforzato positivamente dalla sensazione di successo che si sperimenta quando si riesce a rispettarla, e negativamente dal timore di ingrassare. Il risultato è che, con l’intensificarsi della dieta, il peso decresce sempre più e il processo si autoperpetua. È per questo motivo che il bisogno di controllo nei disturbi alimentari diventa una necessità compulsiva, un vero e proprio obbligo.

Nei disturbi alimentari i pazienti soffrono una necessità generale di controllo che, prima dell’esordio, tentano probabilmente di esprimersi su aspetti più complessi e potenzialmente gratificanti della vita, quali la realizzazione nello studio, nel lavoro, nel tempo libero, nelle relazioni o nell’affettività. Ma questi ambiti si rivelano ben presto troppo complessi e incontrollabili. Le persone con disturbo alimentare sentono di non essere capaci di controllare i rapporti personali, le reazioni interne e gli eventi in generale. Per ottenere la percezione del controllo e raggiungere un certo grado di prevedibilità, sono disposti a confinare le loro vite entro un’esperienza ridotta, circoscritta all’alimentazione e alle dimensioni corporee. La tendenza al controllo si focalizza sull’alimentazione perché fornisce una prova evidente e immediata di capacità di autocontrollo, perché ha un potente effetto manipolatorio sugli altri e in particolare sui familiari.

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Dr.ssa Cinzia Frontoni

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