BULLISMO IN ADOLESCENZA

Bullismo in adolescenza

Il bullismo deriva dalla parola inglese “bulling” e descrive una condizione di svalutazione, sofferenza ed emarginazione che vive un ragazzo ad opera di un compagno. E’ una forma di prepotenza ricorrente e continuativa in cui un ragazzo subisce forme di persecuzione e prova forti angosce. Diversi studi hanno dimostrato che circa il 10% degli adolescenti ha subito episodi di bullismo sia psicologico che fisico.

Il bullismo può essere applicato direttamente attraverso ripetuti attacchi verbali e/o fisici, oppure indiretto quando gli attacchi sono nascosti come ad esempio nei casi di pettegolezzo o calunnia. L’obiettivo è sempre lo stesso: isolare e prevaricare.

I protagonisti

Il bullo

Il bullo cerca di dominare i più deboli con la violenza e la prepotenza. Ha lo scopo di far provare alla vittima soggezione e vergogna. Utilizza le sue strategie anche per definire una leadership nei confronti del gruppo attirando su di sé le attenzioni degli altri. Pensa che in tal modo riceverà maggiore considerazione e rispetto.

Il bullo solitamente è un ragazzo scarsamente empatico, con una forte tendenza alla prevaricazione. E’ un ragazzo che difficilmente sottostà alle regole e cerca in tutti i modi di infrangerle. Mette in atto comportamenti ostili, svalutanti e aggressivi. Si sente spesso forte e superiore agli altri. Spesso eccellono nelle attività di gruppo.

I comportamenti che possono aiutare ad identificare un bullo sono i seguenti: atteggiamenti aggressivi, spavaldi e provocatori anche in famiglia, comportamento sfidante e poco rispettoso in diversi contesti sociali.

Questo comportamento può portare a problematiche successive quali abuso di sostanze, vandalismo, criminalità e sviluppo di una personalità antisociale.

La vittima

Le vittime sono solitamente ragazzi fragili ed emotivi, poco assertivi e con una scarsa autostima. Sono spesso persone timide, timorose, non eccellono nelle attività di gruppo.

Le vittime provano un forte senso di impotenza: non sanno come reagire e se lo fanno spesso la strategia non ha effetto. Sperimentano un pesante vissuto di emarginazinazione dai compagni e un forte senso di svalutazione e vergogna. Anche per tale motivo difficilmente denunciano ciò che stanno subendo: non ne parlano con gli insegnanti e spesso neanche con i genitori.

Non di rado le vittime possiedono delle caratteristiche fisiche, di personalità o di status sociale desiderabili da parte del bullo: sulla spinta di invidia e frustrazione quest’ultimo reagisce attaccando.

Spesso le vittime pensano di essere diverse dagli altri e che qualche loro caratteristica sia la causa degli attacchi del bullo. Questo li porta a ritenersi responsabili di ciò che subiscono e a reagire con rabbia verso se stessi.

Le vittime sviluppano delle ripercussioni psicologiche profonde che spesso plasmeranno in maniera indelebile la loro personalità, portando a conseguenze importanti anche nell’età adulta.

Le vittime, oltre che isolarsi e sviluppare sintomi psicosomatici, sono più inclini a reagire attraverso comportamenti a rischio quali consumo di alcol e sigarette. Nei casi più gravi si possono presentare importanti sintomatologie reattive quali fobia scolare, comportamenti autolesivi e depressione. Non di rado optano per l’abbandono della scuola.

I comportamenti che possono aiutare adidentificare una vittima di bullismo sono: abbassamento del rendimento scolastico, risvegli notturni, modificazioni repentine del peso, scarsa volontà di uscire o portare a casa degli amici, sbalzi d’umore.

Spesso sia i bulli che le loro vittime hanno alle spalle famiglie o situazioni problematiche: separazioni conflittuali, rabbia, isolamento, stress, bassa autostima.

Come contrastare il bullismo

Intanto sarebbe importante, da parte di noi adulti, parlare più spesso del fenomeno con i nostri figli. Cercare di capire se in classe accadono dinamiche di questo tipo e se i nostri figli sono, in qualche modo, protagonisti di questi episodi. Parlare e chiedere ai propri figli di raccontare le dinamiche del gruppo che frequentano a scuola o fuori aiuta a identificare velocemente la presenza di episodi di bullismo. Nel caso in cui il figlio sia una vittima favorisce la possibilità che si confidi nonostante le paure e la vergogna. Infine è importante far capire ai ragazzi che le condotte inerenti al bullismo vanno sempre condannate e denunciate.

La scuola dovrebbe organizzare degli incontri sul tema al fine di promuovere il rispetto e la solidarietà. Attività di sensibilizzazione possono inoltre portare alla luce i casi sommersi.

Punire il bullo e iperproteggere la vittima non da risultati duraturi, anzi spesso contribuisce a stigmatizzare e etichettare ancora di più i protagonisti. E’ invece utile aiutare la vittima a reagire in modo contenuto ma deciso e il bullo a riflettere sui propri comportamenti.

Se un ragazzo è vittima di bullismo il primo messaggio che è importante trasmettere è che non hanno nulla di diverso dagli altri e che non hanno nessuna responsabilità riguardo agli attacchi subiti.

La psicoterapia nei casi di bullismo

Nei casi di bullismo la terapia d’elezione è quella familiare, sia nei casi in cui il ragazzo sia una vittima, sia quando è un bullo. L’obiettivo è quello di aiutare il ragazzo a lavorare sull’immagine di sé. I protagonismi degli episodi di bullismo, infatti, si vedono riflessi spesso in uno specchio deformante in cui l’immagine di sé diventa ipertrofica o trasparente a seconda dei casi. I genitori, invece vanno sostenuti nel loro lavoro educativo. Spesso si lavora sul migliorare la comunicazione all’interno della famiglia e su una migliore definizione della personalità di ciascuno in modo tale che venga conosciuto dagli altri più in profondità. In psicoterapia si rafforza la fiducia in se stessi e rispetto alla possibilità di far fronte alla situazione attivando le risorse familiari e personali.

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Dr.ssa Cinzia Frontoni

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