LA COPPIA INCASTRATA DALLE PROPRIE PROIEZIONI

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Esistono delle coppie in cui i partner si sentono incastrati in un rapporto che ha deluso entrambi. La ”coppia incastrata” è caratterizzata dalle rispettive infelicità. Ma come si arriva a tal punto? Andiamo a vedere.

La scelta del partner

Quando due persone si incontrano ognuna porta con sé un bagaglio. Tale bagaglio ha, al suo interno, modelli e abitudini relazionali, aspettative, bisogni da soddisfare e domande alle quali rispondere. Tutti elementi ritenuti necessari per trovare una via d’uscita a difficoltà sentimentali precedenti, spesso legati a ruoli e funzioni assunte all’interno della famiglia di origine o a precedenti rapporti di coppia.

La scelta del partner non è dunque casuale, ma intesa come la ricerca della persona con cui realizzare un’aspettativa soggettiva. Da una parte questa è legata alla necessità:

  • O di sperimentare nuovamente un senso di condivisione già vissuto in passato (nei casi in cui l’infanzia è stata felice)
  • o di essere risarciti di un amore non corrisposto da un genitore o da un precedente partner (nei casi in cui non ci si è sentiti amati).

Nel secondo caso la scelta è quindi determinata dal desiderio di esplorazione e ricerca, attraverso l’altro, di stimoli nuovi che permettano di modificare, il proprio scenario interno, il proprio destino.

Vedi: L’INFANZIA CONDIZIONA LA FUTURA RELAZIONE DI COPPIA! SCOPRI COME

Il modello relazionale negativo

Riproporre uno schema disfunzionale

In alcune relazioni di coppia, però, utilizzare la relazione per riconfigurare il proprio scenario interno risulta essere un impresa impossibile, così da far sentire la coppia incastrata. Sono le coppie che si costituiscono su un modello di relazione negativo: una sorta di “prototipo” relazionale che nega qualunque possibilità di cambiamento. Ciascun partner ripropone nella relazione attuale degli schemi negativi nel tentativo di anticipare le aspettative negative e assicurarsi un controllo e una prevedibilità sull’andamento della relazione. Ferisco prima di essere ferito, abbandono prima di essere abbandonato, mi chiudo prima che sia l’altro a farlo. Nell’idea che le cose andranno male le persone propongono quindi un modello negativo che li fa sentire al sicuro perché prevede una certa distanza nella relazione.

Questa costante relazionale negativa è quindi l’espressione di una difesa dell’individuo rispetto a situazioni relazionali che sono state estremamente frustranti. Relazioni del passato in cui realizzare un cambiamento in senso creativo ed evolutivo è stato impossibile, una lotta vana condannata al fallimento. Attraverso la ripetizione di uno schema frustrante, ma “familiare” e quindi prevedibile, viene preservato il senso di coesione e integrità del sé. In questo tipo di relazioni, le relazioni interne, deludenti e frustranti, si impongono sulle esperienze reali, negando la possibilità di una disconferma e revisione dei modelli interni e neutralizzando l’aspetto riparativo delle relazioni umane.

La coppia come prigione

La relazione di coppia in questi casi diventa un luogo nel quale ci si sente imprigionati in dinamiche ripetitive e condannati all’infelicità, incapaci di utilizzare la dimensione naturalmente terapeutica dei rapporti umani. La collusione garantisce a entrambi di non avere accesso o modificare alcune aree della propria vita emotiva, mantenendo intatti i propri oggetti interni danneggiati.

Narcisismo e dipendenza affettiva

Il tipico modello di coppia che si genera è quello tra il dipendente affettivo e il narcisista.

Il dipendete affettivo assume il ruolo infantile di colui che deve essere protetto e salvato in una “scelta per appoggio”. Si va quindi alla ricerca di un partner che rappresenti un sostituto genitoriale, protettivo e normativo, che si ponga/imponga come guida nel lavoro, nella vita e negli studi.

Il narcisista assume il ruolo complementare di onnipotente salvatore. Nella scelta di tipo narcisistico c’è alla base il meccanismo di identificazione proiettiva per cui i propri bisogni infantili frustrati vengono proiettati sul partner, per poi identificarsi con lui. L’altro quindi rappresenta una parte del proprio sé, quella negata e rimossa, il sé stesso bambino a cui è stato negato l’amore materno.

Ovviamente ciascuno deluderà le aspettative dell’altro e la relazione risulterà deludente e soffocante.

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Dr.ssa Cinzia Frontoni

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