
I genitori sono sempre più spaesati e confusi rispetto al loro ruolo. Non riescono a trovare “una quadra”, un equilibrio nella gestione dei propri figli. Passano dall’eccessiva accondiscendenza alla rigidità, si aggirano nell’ambito educativo senza una mappa, confusi e frustrati perché nulla sembra funzionare davvero.
Cosa è successo ai genitori di oggi?
Sembra che i genitori oggi abbiano più difficoltà delle generazioni passate a fissare e far rispettare i confini e le regole ai propri figli. Questo accade perché quando si diventa genitori riemergono tutti quegli aspetti irrisolti nella relazione con i propri genitori. Nei nostri figli vediamo in realtà noi stessi, il bambino e l’adolescente che siamo stati. Se abbiamo sperimentato delle frustrazioni e mancanze importanti, le cicatrici si riattivano alla nascita dei nostri figli. Queste emozioni starano la “bussola genitoriale”: spesso ci impediscono di dare dei confini ai nostri figli perché spaventati di poter causare loro le stesse cicatrici che portiamo dentro.
La felicità dei figli prima di tutto
I genitori di oggi sono in difficoltà perché si sentono totalmente responsabili della felicità dei propri figli e in nome di essa non riescono a fissare delle regole. Facendo così perdono il loro ruolo di educatori e spesso scendono al livello dei propri figli cercando di fare “gli amici”, nell’idea che questo passaggio possa facilitare il dialogo. Così non è. Certo il dialogo è fondamentale, ma non è così che si ottiene, anzi spesso questo è il modo migliore per perderlo, soprattutto se il figlio sente che il genitore ha invaso il suo campo. A volte, infatti, i genitori-amici si vestono come i figli, hanno con i loro amici rapporti stretti, a volte si messaggiano persino con loro. In queste situazioni il figlio può vivere il genitore come un rivale, può sentire che il genitore ha violato un territorio che non gli appartiene. Questo genera chiusura e rabbia.
In altri casi il genitore non diventa l’amico, ma comunque si mostra molto permissivo, pronto a soddisfare le necessità del figlio in nome di quella felicità di cui il genitore si sente responsabile. Non regge i bronci, i conflitti e le sfide che il figlio frappone ai no nel tentativo di ottenere ciò che vuole. E’ così che il genitore, senza accorgersene, perde pian piano la sua autorevolezza e credibilità. Essere autorevoli oggi viene spesso scambiato con l’essere autoritari e quindi considerato un atteggiamento sbagliato.
L’universo social
Negli ultimi anni si è assistito ad una forte sensibilizzazione sulle tematiche psicologiche. Se da un lato questo ha portato a migliorare diversi aspetti nelle relazioni e nella conoscenza di se stessi, dall’altro ha però generato la paura di sbagliare. Le informazioni sono tante, a volte discordanti e comunque spesso direzionate ad incolpare i genitori, a farli apparire come l’unico spartiacque tra una crescita sana e una disfunzionale.
I genitori si sentono spersi, spaventati, elefanti in un negozio di cristalli; immobilizzati e confusi, dei viaggiatori senza bussola in un mondo a loro sconosciuto. Soprattutto perché quel mondo si è modificato velocemente. I figli si relazionano non solo con i coetanei, ma anche con un universo social che spesso detta loro le regole per essere vincenti. Obiettivo che, sempre più, sembra indispensabili per gli adolescenti di oggi.
Gli influencer sono diventati i nuovi amici o comunque i modelli da imitare se si vuol far parte del gruppo “dei fighi” anziché di quello degli sfigati. Seppur molto più grandi, vengono visti come i coetanei da imitare, quelli che hanno la bussola giusta per emergere nel gruppo. I genitori sono completamente tagliati fuori da questo universo social: non ne conoscono le regole, non le condividono e non le comprendono.
Spesso hanno l’idea che i video che i figli scrollano sul cellulare sono un pò i telefilm di oggi. Ma così non è! Quei video sono creati per attivare nell’adolescente una costante necessità di acquistare qualcosa per scongiurare l’infelicità o l’o
Come correre ai ripari
Riconquistare l’autorevolezza
Essere genitori anche oggi, come sempre in passato, significa fungere da guida, segnare i confini, dialogare sulle alternative, aiutare a sviluppare il pensiero critico, essere presenti e vigili. Rispetto al passato, oggi il genitore, grazie alla sensibilizzazione sulle tematiche psicologiche, è più consapevole dell’emotività del figlio, della necessità di creare un dialogo. Questo però non significa perdere il timone!
Significa soltanto rimanere alla guida ma con un grandangolo migliorato sull’interiorità e la psicologia dei figli. Questi ultimi hanno ancora bisogno dei no e delle limitazioni, per poter sperimentare quella frustrazione che il genitore teme, perché essa è necessaria alla crescita. La frustrazione non condanna i figli all’infelicità: nella giusta dose li prepara alle inevitabili frustrazioni che dovranno affrontare nella crescita.
Soprattutto li aiuta a comprendere che non tutto è dovuto, che la felicità non è legata unicamente alla soddisfazione dei bisogni. Li aiuta a sviluppare il pensiero critico, a dialogare per esporre le proprie opinioni, ma soprattutto li aiuta a sviluppare un’individualità!
Aiutare gli adolescenti a sviluppare il pensiero critico
Nella società di oggi la felicità è spesso identificata come la necessità di essere tutti uguali, di avere tanto e questo tanto è fatto solitamente di cose materiali uguali per tutti! Chi si distacca da questo “gregge commerciale” è visto come quello strano o sfigato! I genitori, spesso, si trovano di fronte alla difficoltà di dire no per paura di ferire il figlio, ma sopratutto per il timore che venga escluso dai coetanei.
I no, invece, aiutano i figli a trovare soluzioni alternative, a cercare se stessi, a valorizzare l’individualità come qualcosa di creativo e unico. Li aiutano ad individuarsi, a cercare un modo diverso di far parte del gruppo senza per forza omologarsi col rischio di non sviluppare mai un pensiero critico.
Prendere esempio dagli allenatori
L’allenatore sportivo è solitamente una figura carismatica, rispettata e spesso idolatrata dai ragazzi. Sa dosare e mediare gli opposti: rigidità e leggerezza, atteggiamento normativo e affetto, rimprovero e sprono. Quello che lui decide viene preso come una regola che non può essere messa in discussione.
I ragazzi non si sognerebbero mai di contestare una sua decisione, né tantomeno di rispondergli male per il timore di essere espulsi o non convocati alla partita/gara. Infine, tutti si adoperano per catturare la stima dell’allenatore. Come mai? Perché l’allenatore riesce ad ottenere questi risultati?
In primis perché non permette che venga messo in discussione il suo ruolo, ma non in modo dittatoriale. Semplicemente nello sport le regole, i compiti e i ruoli sono chiari e ben distinti. Sì può scherzare, ma quando è il momento. Per il resto, durante l’allenamento e le partite occorre essere seri e impegnarsi. Questo non significa che non vengono ammessi errori o che tutti devono essere allo stesso livello.
Viene premiato l’impegno anche quando questo non porta ai risultati sperati. Quando ciò avviene si riflette sul motivo che può aver inficiato il risultato. Un buon allenatore sa spronare il ragazzo che si è abbattuto per un errore. Lo aiuta a trovare le sue risorse, a non scoraggiarsi, a ritentare. Nel caso in cui l’errore è invece legato alla svogliatezza spesso il ragazzo viene redarguito.
I genitori dovrebbero imitare molto sia l’atteggiamento dell’allenatore che la struttura della squadra, con i ruoli, le regole e i compiti ben definiti. Certo, nel rapporto col figlio, va dato maggiore spazio al dialogo e all’ascolto. Il dialogo però non deve trasformarsi sempre in contrattazione. Si può ascoltare l’altro ma a volte è necessario rimanere fermi sulla decisione presa.
